Senza sanità non esiste istruzione: verso una nuova ondata dalle scuole

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Sono sempre meno le persone che sostengono la necessità di una didattica in presenza: se all’inizio dell’anno scolastico si poteva credere che l’organizzazione governativa avrebbe saputo “tappare” i pericoli inevitabili nelle scuole, ecco che ormai sono rimasti in pochi, testardi e incoscienti, a voler tornare a una didattica in presenza.

Ci fa piacere, quest’oggi che il discorso è tornato al centro dell’attenzione mediatica, per chi si fosse dimenticato, inserire qui il link del calcolo matematico che dimostra in modo incontestabile il ruolo fondamentale della scuola nell’aumento dei contagi in settembre/ottobre; ricordiamo questo risultato del calcolo: “da quando la didattica è stata ripresa, il rapporto è salito del 3,3%. Se contiamo anche i recuperi, addirittura del 3,8%.”

Inoltre, circoscrivendo il discorso a Viterbo, senza necessità di andare a guardare chissà dove, vi ricordiamo che in questa occasione ci vennero mandate le seguenti fotografie degli esterni della scuola:

Ed è ormai solo un bel ricordo anche il tentativo di porre sotto il controllo diretto delle istituzioni tutti i movimenti dei giovani prima e dopo le scuole: i famosi “tavoli provinciali” di cui Conte e la Azzolina parlarono a inizio dicembre, non hanno mai funzionato e non hanno mai portato risultato alcuno. Non che avessimo dubbi: si sarebbe dovuto smuovere molto più personale delle Forze dell’Ordine di quello attualmente in carica.

Inutile tuttavia necessario fare un ragionamento tanto logico, poiché sembra scontato ma, a leggere le dichiarazioni di Miss Azzolina e di qualche immancabile sostenitore della didattica in presenza (certo, senza argomentazioni fatta eccezione per “la scuola è importante“), pare che il messaggio ovvio non sia ancora arrivato forte e chiaro: la sanità e la vita delle persone sono più importanti dell’istruzione; rischiare una nuova ondata per non evitarci la didattica in presenza significa andare a gravare direttamente (e con certezza) sulla vita (e il lavoro) dei parenti più anziani di ogni singolo ragazzo e del personale scolastico più avanzato con l’età. Sacrificare cioè qualcosa che può sempre essere recuperato (l’istruzione) per qualcosa che non si potrà recuperare mai (la vita).

 

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