La separazione tra coniugi è fonte di mille difficoltà, non solo emotive. Lasciarsi, per una coppia, è soprattutto un fatto burocratico e fiscale. E siccome siamo alla vigilia della presentazione della dichiarazione dei redditi, è bene ripassare alcune regole su come affrontare il modello 730.

Iniziamo col dire che una separazione diventa rilevante ai fini fiscali quando ha effetti legali, cioè sono coinvolti avvocati e giudici. Questo vale a maggior ragione in caso di divorzio. Non stiamo parlando quindi di “una pausa di riflessione” che la coppia si prende con un allontanamento temporaneo, di una interruzione della convivenza senza una decisione definitiva che comporti l’intevento dei legali.

Questo vuol dire che il nuovo status dei coniugi interessa il fisco solo se il cambiamento è stato certificato legalmente. E in particolare incide sulla dichiarazione dei redditi quando c’è stata una sentenza giudiziale che impone ad uno dei due coniugi il pagamento dell’assegno di mantenimento. Il giudice decide in tal senso quando emerge che il beneficiario,dell’assegno non ha altri redditi propri. La somma può essere erogata o con versamenti periodici o in un unica soluzione una tantum. Comunque sia chi eroga l’assegno lo può portare in detrazione dal proprio reddito imponibile nel Modello 730 mentre chi lo riceve deve dichiararlo come reddito sul quale pagare le imposte.

Va ricordato che l’anno d’imposta è quello in cui è avvenuto il versamento. Altro elemento importante è che il pagamento deve essere periodico. Nel caso ci sia stato un accordo per un assegno una tantum, questo non può essere detratto.

Qualora ci sia l’assegno di mantenimento dei figli, non si può scaricarlo dal Modello 730 perché rientra tra le voci detraibili dei familiari a carico.

L’assegno ha il compito di garantire al soggetto economicamente più debole, la possibilità di essere autosufficiente. Questo vale non solo per le donne. Sono sempre più frequenti i casi che sia l’uomo in difficoltà, magari perchè ha perso il lavoro. Negli ultimi tre anni c’è stato un giro di vite nelle condizioni per poter accedere a tale beneficio. Per l’assegno di divorzio la Cassazione ha voluto evitare che diventasse una sorta di vitalizio, un “business” mascherato, a vantaggio soprattutto delle ex mogli che pianificavano di vivere alle spalle dei mariti anche se in possesso di tutti i requisiti per essere autosufficienti. Pertanto la Corte ha deciso che bisogna dimostrare che la sua condizione di disoccupata dipende da situazioni esterne alla sua volontà. Quindi può riguardare la sua età , se ha più di 45-50 anni, o alla sua condizione di salute, o a carenza di formazione professionale. E comunque deve dimostrare, carte alla mano, di aver fatto il possibile per trovare lavoro (concorsi, colloqui, ecc).

La Cassazione con una sentenza ha precisato che l’assegno di divorzio deve servire anche a riconoscere il giusto merito di chi ha speso la sua vita per la  famiglia, rinunciando magari a una carriera.

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