Sequestra la madre, figlio 42enne rischia 8 anni. La difesa: lei è pazza

Dopo aver sentito la donna (in cura), il giudice deciderà sulla perizia psichiatrica per la denunciante

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L'avvocato difensore Noemi Palermo

Accusato di aver sequestrato la madre, di averla trattata male. E anche di estorsione nei suoi confronti. Un 42enne del Basso Viterbese rischia otto anni di carcere. L’uomo ha una malformazione dalla nascita: un angioma (voglia) facciale. E ha una sorella gemella, che vive a Fiumicino, e con cui non ha mai avuto un gran rapporto.

I fatti risalgono al febbraio 2017. Il padre dell’imputato si sente male e sta in ospedale a Viterbo, dove di lì a poco morirà. Il figlio per necessità continua la sua convivenza con la mamma allettata: donna che ha sempre avuto problemi mentali e è in cura in varie strutture ad hoc. In ogni modo, la donna fa una denuncia/querela nei confronti del figlio. La fa a Fiumicino, tramite un avvocato del luogo, dove nel frattempo la figlia l’ha portata. E proprio qui sta il punto focale della vicenda: la sorella sostiene di aver chiamato la madre per tre giorni invano. Poi, sembra che la madre le abbia risposto dicendole di andare subito a prelevarla, in quanto il figlio (l’imputato) l’avrebbe rinchiusa in casa, le avrebbe tolto tutto e l’avrebbe minacciata di morte. Da lì arriva la denuncia ai carabinieri. Parte il procedimento penale per cui lui viene subito allontanato dalla casa familiare dove viveva con la madre, mentre la persona offesa si costituisce parte civile. Lui non lavora e vive di pensione di invalidità (280 euro al mese); ora abita in una dépendance che il padre aveva alla Storta, dove il genitore faceva il portiere. Di fatto vive in uno scantinato.

Da qui, il pm applica subito la misura di sicurezza e lui se ne deve andare di casa. Il rinvio a giudizio è stato fatto dal gip Rita Cialoni, e la prima udienza davanti al giudice Roberto Colonnello si è avuta l’8 maggio 2018. Nella seconda udienza del 21 settembre scorso viene sentita la sorella dell’imputato. Che racconta come fosse preoccupata per la madre; non capiva perché questa donna non si facesse viva per alcuni giorni. Per la difesa dell’uomo la spiegazione è semplice: dovendo andare a trovare il padre malato a Belcolle, e non avendo l’auto, l’imputato prendeva i mezzi pubblici e stava fuori casa quasi tutto il giorno. La madre, depressa, non si alzava dal letto e non aveva la forza di sentire nessuno, quindi per tre giorni la sorella chiamava invano.

Nell’udienza di ieri mattina, l’avvocato difensore Noemi Palermo ha reiterato la richiesta di perizia psichiatrica per la madre. Il giudice non vuole pronunciarsi prima di aver ascoltato la presunta vittima. La quale non sta bene, non deambula, e non può muoversi dalla casa di cura in cui si trova, in un comune della provincia. Quindi, entro il 24 settembre prossimo il tribunale e la difesa dell’imputato attendono la risposta della struttura sanitaria: se dalla casa di cura riterranno che la donna è in grado di recarsi al palazzo di giustizia di Viterbo, sarà sentita lì dal giudice; altrimenti, saranno Colonnello e gli avvocati (quello della persona offesa non si presenta da due udienze) ad andare in trasferta per la testimonianza della presunta vittima del figlio. Dopo, il giudice deciderà se la donna sarà sottoposta a una perizia psichiatrica.

“Puntiamo a dimostrare che la donna non era capace di intendere e di volere quando fece la querela”, dice l’avvocato Palermo. Che aggiunge: “Il legale di lei non si presenta da due udienze perché ha ritirato la costituzione di parte civile. Il che denota l’enorme bolla di sapone che si è creata: da una parte c’è una donna che per me non è in grado di intendere e di volere, dall’altra c’è un avvocato che ritira la costituzione di parte civile dimostrando di avere disinteresse per questo processo. Insomma, c’è una grandissima incongruenza”.

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