Servizio psichiatrico: non era temporaneo lo spostamento a Montefiascone?

Dopo oltre un mese e mezzo dalla data prevista per il ripristino a Belcolle tutto è ancora immutato ed in grave criticità

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Era il 14 maggio scorso quando, attraverso una nota inviata dal sindacato Nursing Up, denunciavamo lo stato di assoluta criticità del SPDC (Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura)

Nonostante, infatti,  si tratti di un dipartimento di fondamentale importanza, visto che si occupa di malati per cui, molto spesso, si rende necessario il TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) andando ad incidere direttamente sulla limitazione di libertà personale, nella Asl di Viterbo è sempre stato considerato un po’ come l’ultima ruota del carro.

Già la sua precedente collocazione, adiacente al Reparto Infettivi di Belcolle, aveva più volte sollevato numerose polemiche circa l’evidente inadeguatezza.

Ora, con lo spostamento a Montefiascone causa emergenza Covid, la situazione si è aggravata ulteriormente e rischia di esplodere da un momento all’altro.

Lo scellerato spostamento del reparto psichiatrico ha infatti depauperato ulteriormente i già insufficienti posti letto di Belcolle: da otto si è passati a quattro, divisi in parti eque tra uomini e donne sempre se, per le leggi della probabilità, quest’ipotesi sia plausibile.

Mentre in precedenza, viste le più volte segnalate criticità del reparto di Belcolle, era difficile che un paziente venisse curato con dignità ed in sicurezza, adesso è sicuramente impossibile.

Il Servizio Psichiatrico Diagnosi e Cura di Montefiascone è “severamente sottodimensionato rispetto alle esigenze, il corridoio è strettissimo, il giardinetto piccolo e scarsamente protetto, gli operatori sono accalcati in due stanze ed i pazienti in altre due.

Manca la rianimazione ed il reparto di cardiologia, manca un vero pronto soccorso, mancano la TAC, la Risonanza Magnetica e tutte le tecnologie di supporto ad un reparto d’urgenza che si voglia considerare tale.

Per la lontananza dall’ospedale di Belcolle i pazienti sono a forte rischio medico, vista l’assenza di una qualunque articolazione ospedaliera e le palesi criticità si sono manifestate qualche tempo fa quando, di fronte ad un tentato suicidio, gli operatori si sono fatti in quattro per riuscire, miracolosamente, a salvare la vita al paziente.

Si tratta, insomma, di una bomba ad orologeria che potrebbe scoppiare da un momento all’altro nella completa indifferenza degli organi preposti.

Tale spostamento, infatti, avrebbe dovuto protrarsi non oltre la prima fase, e l’SPDC riportato a Belcolle intorno a metà aprile.

Invece, da oltre un mese e mezzo, nulla è cambiato e il ripristino dell’operatività precedente stenta ad intravedersi.

Di fronte alla drammaticità di una simile situazione, alcuni dubbi sono più che leciti.

Innanzi tutto: è veramente impossibile trovare un reparto più adatto negli enormi corridoi e padiglioni di Belcolle oppure è più semplice lasciare tutto immutato visto che i pazienti psichiatrici sono quelli che fanno meno clamore e, tra l’altro,  non vanno nemmeno  a votare?

In secondo luogo: che fine hanno fatto tutte quelle associazioni tra cui la più importante l’Afesopsit, l’associazione familiari dei sofferenti e malati psichici di Viterbo guidata da Vito Ferrante che fino a qualche anno fa scendeva in piazza per i diritti dei malati psichici?

Purtroppo tutto tace ed il silenzio, in queste situazioni, è letteralmente assordante, visto che riguarda, da vicino, persone completamente indifese lasciate allo sbando.

 

 

 

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