Padre, madre e i due figli sono stati riconosciuti responsabili anche di estorsione nei confronti dei familiari di un loro dipendente deceduto nell'azienda, il cui corpo è stato avvolto in una coperta "come quello di una pecora"

Sfruttavano lavoratori stranieri in un’azienda di allevamento: arrestata una famiglia a Ischia di Castro

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Sfruttamento di manodopera straniera in un’azienda di allevamento di ovini nella zona di Ischia di Castro: il bilancio è di quattro condanne agli arresti domiciliari. A finire nei guai un’intera famiglia di origini sarde da tempo residente ad Ischia (padre e madre di 75 e 70 anni e i due figli di 49 e 38) titolare della società, composta da cinque diverse aziende unite, che insieme contavano circa 5000 animali. La loro posizione è aggravata anche dall’accusa di estorsione nei confronti dei familiari di un loro dipendente deceduto all’interno della struttura.

Questa mattina in conferenza stampa il Procuratore della Repubblica Paolo Auriemma e il Colonnello Andrea Antonazzo, Comandante Provinciale dei Carabinieri di Viterbo, hanno illustrato i dettagli dell’operazione, in corso dalle prime luci dell’alba.

Tutto inizia nel giugno del 2019, quando i soccorritori del 118 ricevono la chiamata di un cittadino albanese che afferma che un suo parente, N.P. di 44 anni, è deceduto all’interno dell’autovettura su cui viaggiavano mentre si stavano allontanando dalla provincia di Viterbo in prossimità del confine con la Toscana. Sul posto accorrono i Carabinieri della stazione di Valentano e dalle prime indicazioni emerge un sospetto circa il ritardo con cui il cittadino ha informato le forze dell’ordine e sulle condizioni del corpo della vittima, oltre alla presenza anomala sul posto di due noti imprenditori agricoli, giunti prima ancora dei soccorsi.

Le indagini passano dunque al Nucleo Investigativo e da lì vengono sentiti anche i parenti del deceduto, che mostrano un’iniziale ritrosia a trattare l’argomento. Alla fine emerge che il soggetto che ha effettuato la telefonata era il cognato della vittima e che quest’ultima era un bracciante agricolo privo di permesso di soggiorno che da due mesi, per 800 euro, lavorava in nero per conto della famiglia sarda di Ischia di Castro, circostanza negata da tutte le persone coinvolte per timore delle ovvie conseguenze in azienda.

I successivi approfondimenti portano alla luce le condizioni in cui gli stranieri impiegati nell’azienda venivano alloggiati e lavoravano, ospitati in strutture fatiscenti con condizioni igieniche ben al di sotto della soglia minima accettabile, costretti a turni massacranti dalle 9 alle 17 ore giornaliere, con solo un’ora e mezza di pausa pranzo, dietro il compenso di appena 1,16 euro per ogni ora di lavoro. Ad aggravare il quadro ha contribuito l’accertamento di un clima di violenza, di minaccia e di continue umiliazioni, i quali venivano apostrofati anche con termini ingiuriosi, come “cane” o “verme”), ma anche “servi” (mentre ai datori di lavoro ci si riferiva con il termine “padroni”).

Si scopre poi che il decesso del 44enne albanese è avvenuto nel pomeriggio del 7 giugno a seguito di un improvviso malore mentre si trovava nell’azienda agricola. Vengono quindi contattati i familiari dell’albanese e un suo cognato taglialegna residente a Manciano viene costretto, dietro minacce dei proprietari, a caricare sulla sua macchina il corpo senza vita del parente avvolto in una coperta. Di portarlo lontano dall’azienda di famiglia vengono incaricati i due figli degli imprenditori oggi arrestati, in quanto il cognato era troppo scosso per guidare la sua autovettura, e giunti quasi al confine con la Toscana ormai alle otto di sera fanno chiamare il 118 a quest’ultimo.

Soltanto mesi dopo i famigliari del defunto raccontano la verità alle forze dell’ordine, specificando come il corpo di N.P. sia stato trattato “come quello di una pecora”, poiché l’unica cosa che interessava ai quattro arrestati era che non fosse trovato morto nella loro azienda, per timore delle relative conseguenze.

Ad oggi le indagini non hanno ancora permesso di definire con esattezza l’ora e le circostanze del decesso del 44enne albanese, o se fosse ancora vivo quando è stato messo sull’auto. Al momento proseguono ancora le attività di sopralluogo delle forze dell’ordine nei locali dell’azienda agricola.

 

 

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