Sgarbi su tutte le furie: “Con la Convenzione Faro a rischio censura la cultura italiana”

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Il deputato Vittorio Sgarbi durante la discussione alla Camera sul decreto coronavirus, Roma, 26 febbraio 2020. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

Il sindaco di Sutri, Vittorio Sgarbi, è di nuovvo andato su tutte le furie, balzando, come sempre, agli onori della cronaca nazionale.

Stavolta, ad averlo fatto scatenare è stata la ratifica dei giorni scorsi da parte della Camera, della Convenzione Faro “sul valore dell’eredità culturale per la società”.

Secondo l’accordo, i Paesi partecipanti si impegnano nel riconoscere che “il diritto all’eredità culturale è inerente al diritto a partecipare alla vita culturale, così come definito nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”, come si legge nell’Articolo 1 della Parte I della Convenzione, e che la “conservazione dell’eredità culturale, ed il suo uso sostenibile, hanno come obiettivo lo sviluppo umano e la qualità della vita”, come specificato nell’Articolo 2.

Con la Convenzione di Faro, i Paesi partecipanti non solo si impegnano affinché l’eredità e la partecipazione al patrimonio culturale sia un diritto di tutti, ma anche a tutelare lo stesso patrimonio.

Secondo Sgarbi, la Convenzione Faro “è una schifezza del convenzionalismo ‘politicamente corretto'”.

Con questi termini l’onorevole ha commentato  all’Adnkronos il via libero definitivo al ddl di ratifica della Convenzione Faro.

“Stare lì a contare se Pasolini ha detto delle cose che sono politicamente corrette o scandalose è una cabina di monitoraggio, un’idea della censura della libertà di pensiero e della creatività, per cui è sbagliato il principio, seppur in nome di valori condivisi”.

“Prova ne é -aggiunge – che il povero Nardella in ordine al tema del femminicidio fece cambiare il finale della Carmen (il sindaco di Firenze Dario Nardella, che fece modificare il finale dell’opera al Maggio Fiorentino, ndr).

Questo è il rischio: la contaminazione per cui si censura che so, Don Rodrigo. Io sono assolutamente contro la convenzione”.

Per Sgarbi “basta la consapevolezza del patrimonio, bastano i valori condivisi dell’Unesco, che la legge italiana tutela e che ci garantisce”.

Una legge sovranazionale “che stabilisce quello che è bene per tutti, è chiaro che ha delle controindicazioni.

Se io ho una commedia in cui c’è un cameriere nero, cosa faccio, la censuro? Se ho un affresco di Giovanni da Modena in cui c’è Maometto, lo cancello? Il rischio è alto”.

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