Ieri al Museo di Palazzo Doebbing si è svolta l'inaugurazione della mostra “Incontri a Sutri. Da Giotto a Pasolini”

Sgarbi, via alla terza mostra nel Museo di Palazzo Doebbing

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A sx il direttore Giovanni Masotti, a dx Vittorio Sgarbi

Si è svolta ieri l’inaugurazione che ha segnato il gong della terza mostra espositiva firmata Vittorio Sgarbi. Il palazzo che, grazie all’intervento del vescovo ed il restauro dell’architetto Romano Adolini, più che bene si presta ad accogliere artisti di grande spessore, è una perfetta cornice.
Nel corso delle due precedenti esposizioni ha ospitato opere di Giuseppe Pellizza da Volpedo, Roberto Ferri, Artemisia Gentileschi, ma anche Antonio Liguabue e Henri Rousseau, tanto per citarne alcuni.

La terza mostra, ieri inaugurata e intitolata “Incontri a Sutri. Da Giotto a Pasolini” non è di meno prestigio. Non si osa dicendo che mostre di questo calibro sono difficili da trovare persino in città. Sono 250 le opere esposte che si estendono lungo un arco temporale che va dal VI secolo ad oggi.
Il punto di congiunzione? Il racconto della vita di uomini e donne che tendono alla ricerca del bello.

Dal 26 giugno al 17 gennaio le sale espositive del palazzo, ex sede vescovile, si rendono accessibili ai visitatori che vorranno immergersi nell’arte, donarsi del tempo circondati dalla bellezza e ammirare il caratteristico paesino della Tuscia che tanto ha da mostrare.

É stata ideata da Vittorio Sgarbi, la mostra che ieri ha presentato per la prima volta al pubblico. È prodotta da Contemplazioni e ha trovato la forte accoglienza da parte di Intesa Sanpaolo che ha reso il tutto possibile. Il sostegno della banca nasce dalla volontà di dare aiuto a famiglie, imprese, al mondo della cultura e dell’arte dopo la tragedia del Coronavirus. A rappresentare Intesa Sanpaolo ieri, la dottoressa Loreta Cardaropoli, che ha mostrato orgoglio nell’avere, tra le filiali del territorio quella dell’antichissima Sutri, che ha definito una perla.

Una mostra corposa che parte dal passato con Platea Aurea (petali d’oro). Si tratta di lamine di ambito bizantino e longobardo della Fondazione Luigi Rovati. Opere che richiamano un momento fatidico della storia della stessa Sutri. Reinterpretare la storia di Dio tramite la sensibilità degli uomini, in causa è chiamato Giotto con la sua Madonna, volto riemerso da una raccolta del Massachusetts, e con il Crocifisso.

Franz Ludwig Catel poi, è fortemente legato all’Italia e per testimoniare il suo affetto per questo accogliente paese lascia in eredità, oltre alle sue meravigliose opere, un patrimonio ad una Fondazione che oggi è a lui intitolata, rivolgendosi al futuro dei suoi colleghi italiani e tedeschi.

Altro artista apprezzatissimo dal critico Vittorio Sgarbi è Tadeusz Kantor. In dialogo con esso, il siciliano Cesare Inzerillo che esprime la sua sfigurata realtà, immortalando comportamenti e modi di essere quotidiani tramite scheletri e mummie.
Emblematica e più che attuale è l’Ora d’aria 2020 con la quale l’artista mette in luce un corpo logorato da un invisibile seppur mortale nemico.
Ricorda qualcosa?
Quale, meglio di tale opera, può evidenziare la fragilità umana, quella che il coronavirus ha messo completamente a nudo?

Alla lunga lista si aggiunge Livio Scarpella con “Scarti, Giochi e Rimandi”. Non manca Alessio Deli che in “Korai”, con materiali nuovi, attualizza il rinascimentale classicismo.
Ancora, la mostra prosegue con Mirna Manni, artista locale che invita alla riflessione su temi contemporanei con forme metaforiche. Ancora, Chiara Caselli, attrice che si è avvicinata all’arte attraverso la fotografia, donando scatti che “sembrano dipinti, che escono da una sua fantasia intimistica, lirica”, così li commenta il sindaco Vittorio Sgarbi. Si colloca in dialogo e opposizione sione con Massimo Rossetti.
Assente neppure Justin Bradshaw, scoperto da Vittorio Sgarbi a Civita Castellana. Guido Venanzoni poi, con la sua pittura racconta gli episodi salienti della vita di Caravaggio, il cui uso sapiente della luce è stato analizzato da Gherardo delle Notti.

Infine gli scatti di Dino Pedriali che, da ventitreenne ha fotografato Pier Paolo Pasolini nel momento di massima potenza vitale, lasciando preziose testimonianze delle ultime settimane della sua vita. Strettamente legato al territorio, Pasolini ha vissuto infatti, come spiega il critico Vittorio Sgarbi, i momenti più felici della sua maturità, poco prima di esser ucciso, alla torre di Chia, poco lontano da Sutri.
Un suo pezzo è stato recitato ieri da due attori che, affacciandosi dall’interno del palazzo e rivolgendosi al pubblico, hanno dato vita ad un momento particolarmente suggestivo.

Non manca un inedito e nascosto Tiziano, tanto meno l’Efebo, l’ormai noto simbolo sutrino, nè l’arte sacra, sezione permamente del museo.

Mostre di dialoghi e racconti a Sutri.
“La terza edizione offre la possibilità di entrare dentro la storia, dal mondo bizantino a oggi, con la sensazione che tutta l’arte sia contemporanea, che tutto stia insieme, concedendo momenti di vitalità e riflessione. A sutri c’è quello che altrove non troverete” commenta il sindaco Vittorio Sgarbi.

Le porte si riaprono in questo suggestivo palazzo. Un forte segnale di rinascita, un messaggio di ripresa, di fiducia e speranza, di uno sguardo che, non dimenticando la drammatica situazione che tutti ha coinvolto, con ottimismo si rivolge al futuro.
Le forze si raccolgono e, con gli occhi affascinati, quelli propri della fanciullezza, ci si muove con piccoli passi verso la giusta direzione.

“La Bellezza salverà il mondo” diceva Dostoevskij.
É proprio l’arte il giusto antidoto, l’opportuna terapia, la cura alla tristezza, l’elisir per una ritrovata energia; è lo stupore, l’essere in grado di meravigliarsi che ci reintroduce alla vita, quella vera, quella fatta finalmente di libertà.

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