Si lancia da 40 metri dopo aver aggredito l’amante con un cacciavite, trovate nuove impronte

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Dai nostri partner di Civonline, il quotidiano telematico dell’Etruria:

Inquirenti al lavoro per chiudere definitivamente il cerchio. Suicidio sì, per quanto riguarda la morte del meccanico 36enne, volato giù dal ponte dell’A12 dopo aver picchiato a sangue la sua amante, ma vanno assolutamente verificate tutte quelle congetture che in fase di indagini gli inquirenti sono obbligati ogni volta ad elaborare per non lasciare nulla al caso.

La Polizia a quanto pare avrebbe ascoltato alcuni testimoni e ricontrollato i movimenti di tutte le persone coinvolte a vario titolo nella vicenda: tutto porta nella stessa direzione. Un litigio in macchina tra lui e lei, poi le botte. L’uomo la colpisce più volte con un cacciavite, poi esce dall’Alfa Romeo, scavalca il guardrail e si getta nel vuoto, da un’altezza di quasi quaranta metri. L’ha creduta morta e non ha retto al rimorso? La paura di finire in carcere e il tentativo di fuga azzardato senza calcolare l’altezza di quel ponte che termina nelle campagne di via Mario Stella? Il classico pensiero che annebbia la ragione “se non posso averti il resto non ha senso”? Nessuno potrà mai saperlo.

Per il momento la donna rimane ricoverata all’ospedale Gemelli di Roma, a causa delle ferite riportate alla testa, a un polmone e al volto. Il magistrato ha disposto l’autopsia sul corpo del meccanico santamarinellese, che sarà eseguita al Verano. Poi, dopo la restituzione della salma, per la famiglia sarà il momento delle lacrime e del raccoglimento; ancora impossibile stabilire, ovviamente, la data dei funerali.

I veicoli, l’Alfa Romeo sulla quale è avvenuto il litigio e il furgone utilizzato dal marito della donna per raggiungere il luogo in cui si è consumata la tragedia, rimangono sotto sequestro, insieme ai telefoni cellulari e al cacciavite con il quale la donna è stata colpita.

Proprio dagli accertamenti sui mezzi sarebbe stato possibile escludere cause diverse dal suicidio in relazione alla morte del 36enne. Il sangue della santamarinellese, a quanto pare, sarebbe stato trovato in macchina e sul guardrail. Ci sono poi le telefonate e i tempi di intervento a supportare le ipotesi investigative degli agenti del commissariato. Il primo ad arrivare sul posto è un automobilista che ha fatto viabilità al fine di evitare incidenti stradali, poi è giunto il marito, a seguire la Polizia stradale e in fine l’ambulanza.

Un grosso contributo è arrivato dalle telecamere autostradali, grazie alle quali sono stati stabiliti con certezza i tempi di transito e di arrivo sul posto di ogni veicolo. Sarà l’esame autoptico a dire l’ultima parola sulle cause del decesso, seppure le stesse sembrerebbero di facile riscontro.

L’uomo ha fatto un volo di quasi quaranta metri, è atterrato in area sterrata quasi sicuramente in posizione prona, così come lo hanno ritrovato i poliziotti. Probabilmente è morto sul colpo.

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