Il molesto scaricabarile sulla "mondezza" e le accuse al Comune

Siamo sicuri che la colpa sia sempre degli altri? Ammettiamolo: il degrado siamo noi

"In questi mesi abbiamo trovato per strada divani, poltrone, materassi, comodini e televisori. Tutto l’occorrente necessario a mettere su alla buona un salottino per guardare la TV"

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Il "salotto" posizionato per lungo tempo dagli "ospiti" di viale Trento
Una volta ho assistito in teatro a un divertente giochino di società – chiamiamolo così – che la dice lunga sulla nostra incredibile capacità di attribuire agli altri tutti i vizi e a noi stessi tutte le virtù. Dal palcoscenico fu chiesto che alzasse la mano chi pensava che l’evasione fiscale fosse tanto diffusa da costituire una piaga per il Paese.
Come un sol uomo tutti alzarono la mano. Subito dopo il conduttore chiese che alzasse la mano chi in vita sua almeno una volta si era sottratto ai propri doveri fiscali. Sapete quante mani si alzarono? Zero, nessuna, nisba. I cattivi, come è noto, sono sempre gli altri.

Anche per la monnezza abbandonata lungo le strade di Viterbo  succede un po’ la stessa cosa. Di chi è la colpa? Stando al sentimento prevalente, che circola negli ultimi mesi sui social della città, la colpa più che altro è del Comune, che con paletta e scopino dovrebbe correre dietro a tutti gli incivili che seminano le loro zozzerie dove gli pare.

Invidiosi del ben più spettacolare e cosmico degrado romano, noi a Viterbo ci siamo specializzati in arredamento d’interni. In questi mesi abbiamo trovato per strada divani, poltrone, materassi, comodini e televisori. Tutto l’occorrente necessario a mettere su alla buona un salottino per guardare la TV.

Questo ben di Dio di monnezza è stato immortalato con accuratezza e dovizia di particolari sui social cittadini. La reazione di sdegno che ne è conseguita ha però provocato un paradossale riciclaggio. Da prodotto  dell’inciviltà dei cittadini, il degrado si è automaticamente trasformato in effetto dell’incuria amministrativa. Ma purtroppo esiste anche un degrado “primigenio”, che non è figlio dell’incuria ma soltanto della nostra inciviltà.

Ecco allora che per salvarci la coscienza entra in gioco il buon vecchio  scaricabarile. Ci ricaschiamo dentro quasi senza accorgercene, come per un riflesso condizionato di difesa. Siamo noi cittadini che gettiamo qua e là le nostre porcherie – non trascurando neppure le acque delle fontane pubbliche –  ma cornuto e mazziato ci finisce il Comune, accusato di non essere in grado di tenere pulita  la città.

Certo, il Comune ha le sue belle responsabilità per i tombini trasformati in aiuole, sopra cui l’acqua scorre allegramente e dilaga in città; per i cestini dei rifiuti che non ci sono, o per le strisce pedonali che a Viterbo conservano solo un pallido ricordo della loro passata gioventù. E per moltissime altre cose ancora.

Ma di colpe non ne ha nessuna per i divani abbandonati in via Trento o per i sacchi di rifiuti dispersi nel centro storico. Stessa cosa per le cacche dei cani che decorano i nostri marciapiedi. Quindi per favore smettiamola di parlare di incuria, quando in realtà si tratta di incorreggibile, nostra inciviltà. Evitiamo l’ennesimo scaricabarile. Troviamo il coraggio di guardarci in faccia in uno specchio e di ammettere con franchezza che il degrado siamo noi.

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