“Signori et  Signore… sorte di musiche e fuochi artificiali!”

172

E’ una notte a tinte torve quella di Sr. Elena, una notte tormentata che si conclude coi cigolii battenti di quel carretto di ritorno su per la salita del Monastero della Visitazione. In quel tempo la città e il Ducato di Castro sono invasi da personaggi  provenienti dalla vicina Toscana, da Stia, da Pratovecchio, da Pistoia e da Firenze, da Sovana, Pitigliano, Capalbio e la Val d’Orcia [notarile Ischia di Castro – Domenico Angeli], sono mercanti di sete e stoffe, notai, cavalieri d’arme, nobili amici o nemici dei Farnese. Nei cortili delle case palaciate e nell’Apotheca dell’Illustrissimus Dominus Raynutius Pazaglia, dove lavora il Notaio Sallustio De Vineis [Delle Vigne], s’impongono censi e si stipulano atti di riconciliazione a suon di doppioni aurei, scudi e baiocchi tra i Roncalli e i Rucellai, si istituiscono cappellanie per le anime del purgatorio curate dai Farolfi e dai Castiglioni, si danno mandati di procura alle liti per le controversie pendenti tra gli Aldobrandini e i Medici sulle mezzerie di Badia o Castell’Azzara. Tra rogiti, doti, testamenti, fruscii di progetti e plichi che vanno avanti e indietro, serpeggiano di bocca in bocca le indiscrezioni sugli scandali del periodo. Si parla di Elena, di quella sua ipotetica fuga verso Viterbo, alla volta della Chiesa di Santo Spirito in Sassia che sciacqua panni sporchi nell’Urcionio, [da archiv.priv] prima di essere trasferita a Roma in Santa Marta e poi della bella Clelia Farnese, figlia illegittima del Cardinale Alessandro, uomo dalle abitudini licenziose e molto famoso, nel Ducato e fuori, per le sue doti di grande ballerino di “ gagliarda”.

Clelia è un’adolescente dall’animo ribelle, dopo la morte della nonna Gerolama Orsini si trasferisce alla corte della zia Vittoria a Urbino, dall’età di otto anni è promessa sposa al sedicenne Giovan Giorgio Cesarini, un matrimonio combinato come tutti quelli che  rappresentano la politica e attraverso i quali si limitano le guerre e ci si integra nei ranghi. La figliola, pur illegittima, dell’eminentissimo porporato, conta su una dote di trentamila scudi d’oro tra contanti e gioielli, si ricordano i suoi zaffiri sui capelli in quella cerimonia di grande fasto a Rocca Sinibalda presenziata dal vicario del Vescovo di Rieti; la mamma di Cesarini, uomo dedito al gioco e alle donne,  è la nobile Giulia Colonna figlia di Prospero, signora di Civitanova Marche, di Ardea e del Castello di Genzano, cugina di Vittoria Colonna alla quale è così legata da ospitarla nella sua casa di Torre Argentina dove muore nel 1547. Passano solo pochi anni dallo scandalo di Porzia ed ecco altri due fattacci: si narra degli omicidi per mano di Clelia, la sua damigella di compagnia trafitta a pugnalate e l’amante del marito fatta fuori a bastonate per gelosia, la bella Barbara, quella “rubra” cortigiana che usa intrattenersi lasciva sotto le sete e i broccati delle sue stanze private. Ovviamente il nome Barbara [poco in uso all’epoca] ci fa intuire un nome fittizio in una storia tramandata che tende a coprire la vera identità dell’ultima  “femmina” in questione, sempre ammesso che le due storie siano vere e non solo frutto di antichi dissapori e maldicenze. L’ira di Alessandro porta la bella figlia ad essere reclusa per un anno nel Palazzo di Caprarola, deve evitare che sia d’intralcio alla sua carriera, e alle frequenti liti col genero per via dei suoi rapporti col nemico Ferdinando De’ Medici. La dama dal carattere incandescente prosegue per un po’ coi suoi vizi e con le sue virtù, Cesarini muore e lei, come Elena, viene caricata a forza su una carrozza scortata da ottanta cavalieri, non alla volta dei voti ma in isolamento presso la Rocca di Ronciglione in attesa di convolare a seconde nozze, contro la sua volontà, col Marchese Marco Pio, il fratellastro della Monaca di Monza. Dal giorno del disgraziato matrimonio, che la separa dal figlio e le fa subire diverse violenze, ha problemi di debiti e creditori. “ Tutte le gioie che mi furno consegniate, tutte sono vendute da lui, eccetto un gioiello d’una fortuna di diamanti che si trova in pegnio et un anello di smeraldi che appresso di me tutto il resto l’ha vendute”.

Infelice, in ristrettezze economiche, dopo la morte del padre viene inviata da Ranuccio a soggiornare presso il Monastero delle Benedettine di Parma, in quel momento l’ordine più acculturato d’Italia e forse quello più potente nelle trame e  negli inghippi dei palazzi, rimane lì per più di un anno prima di tornare a Roma sperando di ricongiungersi al figlio in santa pace.

Vostra Signoria Illustrissima et Reverendissima conoscerà al fine la bona mente di questa povera Signora et se quieterà[Fondo Della Valle]  Alla sua morte, nel 1613, si dirà che dell’arrogante Cardinale tre sole fossero le gioie preziose da invidiare: questa figlia, il Palazzo De’ Farnese a Caprarola e la Chiesa del Gesù.

Per il Ducato si preparano tempi bui: Vedo un lago di sangue ove galleggiano nobili teste…”

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui