“Sindrome Hikikomori”, sempre più diffusa, anche a Viterbo

Anche a Viterbo questa tendenza è molto diffusa e in aumento. È più facile dare a bambini e ragazzi il tablet per farli stare tranquilli in viaggio o al ristorante, ma l'uso eccessivo crea dipendenza. Li porta a vivere in un mondo che non è reale.

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La sindrome Hikikomori esprime un disagio a vivere il mondo, la tendenza che hanno molte persone, soprattutto i ragazzi, a isolarsi, stando davanti a tablet, computer e smartphone.

M. Heidegger definiva l’uomo come un essere che vive nel mondo, proiettato nel futuro. Oggi non è più così. Almeno non lo è “per i circa 120mila adolescenti  che preferiscono vivere dodici ore della loro giornata in un’altra dimensione” (secondo la Società Italiana di pediatria, 2019).

Anche a Viterbo questa tendenza è molto diffusa e in aumento. È più facile dare a bambini e ragazzi il tablet per farli stare tranquilli in viaggio o al ristorante, ma l’uso eccessivo crea dipendenza. Li porta a vivere in un mondo che non è reale. Sicuramente più gratificante, più piacevole e vicino alle loro esigenze, rispetto alla realtà concreta che mette spesso alla prova, impone scelte, è più faticosa.

La comunicazione con un dispositivo invece, è più semplice e rapida, più gratificante, non crea dibattiti, ma è priva del corpo (la cosiddetta metacomunicazione) ed è sempre sottoposta all’intermediazione di un oggetto.

Anche al mare, si vedono ragazzi, ma anche adulti, che, anziché godersi il sole, il panorama e fare un bel bagno, passano ore davanti al cellulare.

Gravi, ovviamente le conseguenze. Come per tutte le sindromi compulsive, anche nella sindrome di Hikikomori, sono pericolose le conseguenze: riduzione delle ore di sonno, dell’attenzione, della capacità visiva; disfunzioni metaboliche e incapacità di approfondimento; apatia e indifferenza.

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La situazione rimanda a una certa solitudine. Gli adulti infatti hanno mille cose da fare e non hanno spesso tempo di seguire i ragazzi, che, sentendosi soli, cercano la compagnia di WhatsApp, Facebook, Instagram, giochi e attività on line. Sempre connessi, ma sempre più disconnessi alla realtà e al vivere quotidiano.

Gli adulti e i genitori in particolare risultano compiacenti o inconsapevoli dei rischi ai quali stanno andando incontro i loro figli.

I consigli della Società Italiana di Pediatria

Parlare, comunicare di più con i ragazzi, monitorando il tempo che trascorrono davanti al video, proporre libri da leggere, sport, attività,
stabilendo limiti e regole chiare  e dando il buon esempio.
“Fare rete : è indispensabile la collaborazione tra genitori, pediatri, insegnanti, operatori sanitari per tutelare e sostenere i ragazzi attraverso campagne di informazione che forniscano una maggiore consapevolezza degli aspetti positivi ma anche dei rischi che presenta l’uso eccessivo dei media”.

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