Siracusa, la lettera: “il mio amico no vax, pentito dopo il ricovero per covid”

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“Adesso è uscito ed è rientrato a casa e trascorre la giornata fra letto e poltrona perché si sente stremato, senza forze e ancora respira a fatica. Questa del mio amico è una storia a lieto fine, ma sono tanti quelli che vaccinati o non vaccinati che non ce l’hanno fatta”.

“Ho un amico di vecchia data, che poi è stato costretto a diventare assiduo frequentatore del mio studio. Lui , poiché di buona penna, ha scritto contro il passaporto verde (il green pass) sostenendo la illimitata libertà del singolo e come se non bastasse aveva a dichiarare la sua sfiducia al vaccino anti covid. Ma esiste una regola del contrappasso.
La moglie, insegnate, al terzo giorno di scuola si contagia; niente di grave perché prende il coronavirus in una forma lieve che cura con un comunissimo antipiretico. Il mio amico è gentiluomo vecchia scuola; la moglie lo supplica di andarsene nella loro villa a mare per non correre il pericolo del contagio; gli dice mi porti medicine e cibarie che mi lasci fuori l’uscio di casa; ma lui non intende lasciarla sola .

Dopo tre giorni una bella mattina arde di febbre e gli svenimenti si susseguono uno appresso all’altro. È facile la diagnosi che fanno marito e moglie e l’affanno con cui lui respira li obbliga a telefonare senza indugio per un’autoambulanza che lo porterà al nostro Umberto I.

Dopo una decina di giorni apprendo del suo ricovero e lo chiamo al cellulare, certo che fosse rientrato in famiglia. Nossignore; era ancora in ospedale parlava al telefono con grande fatica.

Mi dice che la fase acuta era passata ma che i medici lo volevano tenere ancora in osservazione e quel che più mi ha sorpreso è stata l’espressione di abiura del suo no vax: sono stato un gran stupido (veramente usò altra espressione più pittoresca) a schierarmi e a scrivere sui giornali contro il vaccino; qui i medici mi hanno preso per i capelli e a stento sono riusciti a salvarmi.

Proseguiva, ho visto tre ricoverati nello stesso mio reparto, come me non vaccinati, che non ce l’hanno fatta; io mi sono salvato: il peggio – mi dicono i medici curanti – è passato, ma debbo restare in ospedale per almeno un’altra settimana.

Adesso è uscito ed è rientrato a casa e trascorre la giornata fra letto e poltrona perché si sente stremato, senza forze e ancora respira a fatica. Questa del mio amico è una storia a lieto fine, ma sono tanti quelli che vaccinati o non vaccinati che non ce l’hanno fatta.

Questa storia mi è sembrato che avevo l’obbligo di raccontare per un mio contributo alla vita: il confine alla mia libertà è il neminem non laedere; il non far male agli altri.

Nel caso del coronavirus, terribile peste del ventunesimo secolo, ciascun essere raziocinante ha l’obbligo morale di non diventare untore.

Questa storia andrebbe condivisa su tutti i social, inviata a quei politici che “ invocano la libertà di pensiero “ a tutti coloro che con i loro cortei, oltre a danneggiare l’economia, danneggiano chi non ha colpe , magari infettandoli.

Che fanno spendere anche i nostri soldi per lo schieramento di migliaia di forze dell’ordine spiegate per difenderci, e che molto spesso sono feriti nell’espletamento della loro missione lavorativa.

Concludendo: alcuni leader politici, che per raccattare qualche votarello, stanno dalla parte di questi soggetti, consiglio di cambiare mestiere perché non ne sono portati,

 

 

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