“Solo col delivery rischiamo di chiudere”: il grido d’allarme degli agriturismo

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“Niente turisti e incassi più che dimezzati: siamo a rischio chiusura”.

A farsi portavoce del grido d’allarme del settore agrituristico, dopo le ultime restrizioni del governo, è Davide Zapponi, titolare, insieme alla famiglia, di Fra Viaco, agriturismo a Valentano, sul lago di Mezzano.

In una lunga intervista a Repubblica, Davide racconta di un forte periodo di criticità che non può risolversi solo con l’asporto.

“…Le casse piangono: guadagno l’80 per cento in meno – dice – Lavorare fino alle 18 ci sta distruggendo….”

Figlio di imprenditore agricolo e di contadini da generazioni, Davide trova la forza nel delivery: “La gente non si sposta più come prima – aggiunge ancora – a infondermi coraggio sono le consegne a domicilio: i clienti affezionati conoscono i nostri prodotti freschi e genuini, ci cercano per questo, ma non so per quanto tempo ancora lo faranno. Il nuovo stop ci sta facendo male. Non incasso un euro. Sono demoralizzato”….

Nel Lazio sono circa 1300 gli agriturismi e 15 mila i posti letto – prosegue il servizio di Repubblica.

Stando ai dati della Coldiretti, la maggior parte di queste aziende hanno determinato un calo del fatturato di oltre l’80% e hanno avuto un lieve aumento di presenze solo ad agosto, comunque, non oltre il 10%.

Per Cristina Scappaticci, responsabile di Terranostra Lazio e a capo di un’azienda agricola ad Arpino, “quello che non si prende in considerazione è che la maggior parte degli agriturismi si trova lontano dai centri urbani e la pausa pranzo non è sufficiente a coprire i costi.

Le prenotazioni sono diminuite, in maniera drastica, nelle ultime due settimane, complice lo smart working che taglia i clienti. Pesa l’assenza di cerimonie e l’impossibilità di andare a cena fuori”.

Servono interventi urgenti. “Siamo davanti ad una situazione di emergenza – tuona il presidente di Coldiretti Lazio, David Granieri – Le aziende hanno necessità di aiuti e ristori immediati per continuare a mantenere aperte le proprie attività che, essendo situate in zone isolate della campagna, rappresentano, tra l’altro, luoghi sicuri in cui è più facile garantire il rispetto delle misure di sicurezza per difendersi dal contagio”.

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