Il racconto dei particolari nelle 123 pagine di interrogatorio del pentito Dervishi

“Sopralluogo, benzina, fuoco all’auto”: ecco il metodo Mafia viterbese

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Giuseppe Trovato aiutava Ismail Rebeshi a controllare il mercato della droga a Viterbo; e Rebeshi, con i suoi uomini (gli albanesi di Bagnaia), aiutava Trovato a incendiare i negozi e le auto dei concorrenti dei Compro oro. È questa la base del rapporto tra i capi di Mafia viterbese. Un matrimonio di interessi che ha messo sotto sopra la provincia per qualche anno.

Finché il 26 gennaio 2019 la procura viterbese e il pool antimafia di Roma non decapitassero il sodalizio italoalbanese con 13 arresti, di cui due ai domiciliari. Tredici indagati che qualche giorno fa a Roma sono stati giudicati nell’udienza preliminare dell’inchiesta Erostrato: per tre ci sarà il rito abbreviato: sono il pentito Sokol “Codino” Dervishi, Luigi Forieri e Martina Guadagno (tramite i loro legali, hanno chiesto di essere ammessi al rito alternativo per beneficiare così dello sconto di un terzo della pena in caso di condanna). Per loro tre si tornerà in aula il prossimo 10 febbraio.
Per gli altri arrestati – compresi i presunti capi del sodalizio Trovato e Rebeshi – l’udienza preliminare proseguirà martedì 14 gennaio 2020, sempre a Roma: sarà in quella data che le difese discuteranno contro le richieste di rinvio a giudizio che il 21 dicembre scorso hanno formulato i pubblici ministeri Giovanni Musarò e Fabrizio Tucci della Direzione distrettuale antimafia di Roma. Si tratta, oltre ai capi del sodalizio, di Spartak Patozi, Gazmir Gurguri (sarà processato in solitaria, a causa della mancata notifica del 415 bis a uno dei suoi avvocati), Gabriele Laezza, Fouzia Oufir, Shkelzen Patozi, Ionel Pavel, Manuel Pecci e Emanuele Erasmi.

È il collaboratore di giustizia Codino Dervishi (Trovato lo chiama anche Nero o Negro) a rivelare i particolari del modus operandi di mafia viterbese. Che aveva come presupposto il controllo del mercato della droga in provincia, soprattutto a Viterbo città, ma anche la supremazia commerciale in altri comparti: i Compro oro, concessionarie auto, locali notturni e altro. Tutto questo tra il 2016 e gli inizi del 2019. “Trovato voleva controllare il territorio; voleva che le persone si rivolgessero al gruppo per qualsiasi cosa, voleva imporre rispetto e onore”, ha spiegato il pentito Dervishi al pm Tucci, nelle 123 pagine di interrogatori in carcere (Nuoro prima, Paliano poi). Uno dei modi con cui il sodalizio perseguiva i suoi fini intermedi era bruciare le auto ai concorrenti o ai politici che non si piegavano ai diktat o agli agenti delle forze dell’ordine o a ex dipendenti che avevano creato problemi. Sopralluogo, rifornimento della benzina, incendio dell’auto, fuga: questo lo schema base. Le varianti: minacce, intimidazioni, pestaggi.

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