Sportello di aiuto psicologico a scuola: un servizio o un abuso?

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Sportello d’ascolto psicologico a scuola.

Il servizio, in fase di attivazione in molti istituti scolastici della provincia in relazione alle conseguenze derivanti dal Covid, sta destando non poche perplessità, tra alcuni genitori, circa le modalità di attuazione.

“Abbiamo ricevuto qualche giorno fa il consenso informato per l’accesso allo Sportello d’Ascolto Psicologico – ci racconta il papà di una bambina frequentante la scuola elementare di un piccolo comune  – solo che più che un modulo di consenso “informato” sembra un consenso “forzato”.

Nelle possibilità di risposta, infatti, è prevista solo l’autorizzazione e non il rifiuto quindi, indirettamente, sembra quasi “imposta” l’adesione al progetto.

Specifico che, trattandosi di minori, bisognerebbe usare tutte le cautele del caso e, in particolare, quando si parla di consulenza psicologica.

In questa circostanza non mi sembra sia stato così – prosegue – visto che gli insegnanti hanno anche ribadito che, chi non avesse voluto aderire all’iniziativa, lo avrebbe dovuto esplicitamente scrivere a penna.

Secondo me non si può definire “consenso informato” quello dove non si specificano esattamente i termini e le finalità di un servizio.

Ritengo, inoltre, che per spiegare determinate tematiche, debba essere usato un linguaggio comprensibile a tutti, a maggior ragione se parliamo di minori.

In definitiva, per chiudere, più che un servizio di sostegno ai ragazzi ho interpretato l’opportunità offerta come un abuso.

Di questo periodo, purtroppo, con la dicitura Covid, si arriva a legittimare qualsiasi cosa, a maggior ragione se ci sono dei fondi da utilizzare e si moltiplicano le consulenze che possono essere giustificate.”

 

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