Storie di giovani che abbiamo amaramente «regalato» all’estero. La fuga dei cervelli continua

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Sono quattro under 35 e sono tra i tanti cervelli in fuga da un’Italia che amano, ma che per una ragione o per l’altra non è riuscita a valorizzarli al meglio.

Parliamo di una vera e propria fuga di cervelli che – spesso – dopo essere stati formati in modo eccellente con il contributo di tutti noi (vedi tasse), invece di rappresentare un ritorno economico per l’Italia sono «dati in regalo» all’estero.

CECILIA CRAVARI

Cecilia, 32 anni, ex atleta della Nazionale italiana di Pattinaggio artistico sincronizzato (con la quale durante gli anni dell’Università ha vinto 3 campionati europei ed è stata 2 volte vice-campionessa del mondo), è un brillante medico. Se oggi Cecilia si trova in Svizzera e non in Italia è anche perché, con il cambio del sistema di ammissione italiano alle scuole di specialità mediche (dal 2014), pur avendo passato il concorso, non è riuscita ad entrare nella sua prima scelta di specialità.

Cecilia ci spiega: «Ho preferito darmi la possibilità di fare quello che è sempre stata la mia aspirazione, ovvero cardiologia e medicina dello sport. Durante il periodo Erasmus Placement ho conosciuto medici che si sono formati in Svizzera e dei quali ammiravo il livello di preparazione. Nel 2017 ho deciso quindi di provare ad andare in Svizzera e ho avuto la grande opportunità di iniziare il mio percorso nel reparto di chirurgia cardiovascolare dell’Ospedale Universitario di Ginevra, sotto la guida del Professor Christoph Huber. Sono stata assunta subito per un anno, al termine del quale mi hanno rinnovato il contratto a tempo indeterminato per potermi permettere di proseguire il mio percorso formativo».

ANNAGIULIA BIFANI

Annagiulia, 30 anni, laureata in Lingue, Culture e Civiltà dell’Asia Orientale alla Ca’ Foscari di Venezia, curriculum Giappone. «Sono andata via dall’Italia 3 anni fa, nel marzo 2016, per una proposta di stage alla Camera di Commercio a Tokyo. In Italia, uscita dall’Università, ho cercato qualunque tipo di lavoro pur di iniziare a lavorare subito. Ho trovato un impiego presso una nota azienda di abbigliamento a Parma come commessa, contratto: stage di 6 mesi pagata 800 euro per lavorare a tempo pieno (40 ore a settimana). Nel 2015, con l’Expo, questi ultimi hanno fatto un evento in collaborazione con il Padiglione Giappone e mi hanno invitata ad andare con loro per fare da interprete e lì ho incontrato il segretario generale della camera di commercio di Tokyo, da qui l’occasione di uno stage in Giappone. In Italia avrei fatto sicuramente la commessa per anni, quindi ho accettato e mi sono buttata in una nuova avventura. Da lì ho conosciuto tante nuove persone e trovato un nuovo lavoro vicino a Kyoto con il visto in un centro d’informazione turistica. Dopo un anno ho trovato un altro lavoro ancora a Tokyo in un’ agenzia immobiliare e da lì ho iniziato a lavorare a progetti per le Olimpiadi di Tokyo 2020. Qui in Giappone ho sempre ricevuto proposte più dignitose, riesco a vivere pagando tutte le spese e risparmiare qualcosa».

Ecco queste sono le storie di due giovani donne, ma la prossima settimana ascolteremo la storia di due ragazzi, che nonostante si dica che gli uomini sono più avvantaggiati, hanno subito le stesse vicissitudini e le stesse amarezze delle loro colleghe donne e alla fine c’è l’hanno fatta. Lontano dall’ Italia, naturalmente.

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