Stormi di storni disegnano il cielo di Viterbo

Disegnano delle bellissime coreografie e si fa fatica ad immaginare che non esista un coordinamento superiore

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Il cielo di Viterbo, in questi giorni di dicembre, si colora spesso di stormi di uccelli. In maniera apparentemente guidata, disegnano delle bellissime coreografie e si fa fatica ad immaginare che non esista un coordinamento, un leader, una “intelligenza superiore” che coordini queste evoluzioni.

Gli storni vanno a posarsi soprattutto sui pini presenti in città. Ieri ne abbiamo sentiti e visti migliaia sui pini dalla salita che conduce alla chiesa di San Francesco. Le automobili in sosta sotto agli alberi erano piene di guano.
Storni anche a piazza del Sacrario e nelle campagne viterbesi.

Il volo di uno stormo di storni, e in particolare la trasmissione delle informazioni tra i membro del gruppo che ne consentono i cambiamenti di direzione, ha molte somiglianze con il comportamento quantistico degli atomi che si osserva nella materia condensata in fenomeni critici, come per esempio il cambiamento di stato che permette la transizione dell’elio liquido allo stato di superfluido, in cui l’elio scorre praticamente senza attrito.

E tornano in mente, vedendoli, i versi scritti da Carducci nella celeberrima poesia San Martino

“[…] tra le rossastre nubi
stormi d’uccelli neri,
com’esuli pensieri,
nel vespero migrar.”.

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