Strage di Verbania: ora ci sono tre fermi

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Era quasi l’alba di oggi, mercoledì 26 maggio, dopo una notte di interrogatori serrati e un confronto di dodici ore con dipendenti e tecnici dell’impianto, che si è giunti a una svolta delle indagini.

Sono trascorsi tre giorni dalla tragedia del Mottarone, dalla caduta improvvisa della cabina della funivia in cui sono morte quattordici persone, tra cui due bimbi. Ora ci sono tre fermati. Si tratta di Luigi Nerini, proprietario della società che gestisce l’impianto, la Ferrovie Mottarone srl, il direttore e il capo operativo del servizio.

Il procuratore della Repubblica di Verbania, Olimpia Bossi, che insieme al pm Laura Carrera coordina le indagini dei carabinieri, ha disposto i tre fermi.

Nei confronti dei tre fermati, per i quali la procura di Verbania chiederà nelle prossime ore la convalida del fermo e la misura cautelare, è stato raccolto quello che il procuratore Olimpia Bossi definisce “un quadro fortemente indiziario”.

Dall’analisi dei reperti infatti si è accertato che “la cabina precipitata presentava il sistema di emergenza dei freni manomesso”. Per gli inquirenti, il ‘forchettone’, ovvero il divaricatore che tiene distanti le ganasce dei freni che dovrebbero bloccare il cavo portante in caso di rottura del cavo trainane, non è stato rimosso. Un “gesto materialmente consapevole”, per “evitare disservizi e blocchi della funivia”, che da quando aveva ripreso servizio, presentava “anomalie”.

Durante la pandemia e il lockdown la funivia era rimasta ferma.
Era entrata di nuovo in funzione da circa un mese.
La funivia del Mottarone “era da più giorni che viaggiava in quel modo e aveva fatto diversi viaggi”, precisa il procuratore Olimpia Bossi. Interventi tecnici, per rimediare ai disservizi, erano stati “richiesti ed effettuati”, uno il 3 maggio, ma “non erano stati risolutivi e si è pensato di rimediare”. Così, “nella convinzione che mai si sarebbe potuto verificare una rottura del cavo, si è corso il rischio che ha purtroppo poi determinato l’esito fatale”, sottolinea il magistrato, che parla di “uno sviluppo consequenziale, molto grave e inquietante, agli accertamenti svolti”.

Ora la procura di Verbania intende infatti “valutare eventuali posizioni di altre persone”.

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