Un dramma che si ripete. Un problema che non va sottovalutato

Studente viterbese dell’Università di Pavia tenta il suicidio, non è il primo caso

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Il tentato suicidio di M. A., studente 28enne viterbese, è solo l’ultimo di troppi casi avvenuti tra gli iscritti dell’Università di Pavia negli ultimi tre anni. Avvenimenti che ci portano a riflettere e a ragionare su cosa stia andando storto per i nostri giovani.

Nel mese di luglio, una giovane bulgara di 22 anni aveva anche lei deciso di togliersi la vita. Purtroppo, nel suo caso, l’agricoltore che la ritrovò impiccata a un albero nel suo campo non pote fare nulla per salvarla.

Caso simile anche quello avvenuto nel 2017, quando il giovane indiano Srikar Pusarapu (21 anni), anche lui iscritto alla facoltà di Medicina di Pavia, si tolse la vita in seguito allo scarso rendimento universitario. Tre casi che fanno riflettere su quanto l’animo umano sia sensibile e a rischio quando stress e solitudine cominciano a insinuarsi in esso.

All’Università di Pavia, gli studenti cominciano a far sentire la loro voce, avanzando richieste per ricevere un aiuto psicologico. Lì, come in molte altre facoltà, ansia e competizione la fanno infatti da padrone, in particolare in un ambiente – come quello della facoltà di Medicina – dove studio e disciplina non possono venire mai a meno.

Per il rettore dell’Università, il prof. Francesco Svelto, il tentato suicidio del giovane viterbese “è un dolore enorme”, che non facilita la sua neo elezione, avvenuta questo maggio.

Il dramma dei suicidi tra studenti universitari è un problema in ascesa, spesso legato alle troppe bugie accumulate in merito al proprio rendimento scolastico.

Secondo un sondaggio pubblicato dal sito Skuola.net nel 2018, il 35% degli universitari italiani ammette di aver mentito almeno una volta alle proprie famiglie riguardo la propria carriera scolastica. Il 17%, addirittura, ammette di farlo sistematicamente. Il 24%, invece, dichiara di gonfiare i propri voti, così da non disattendere troppo le aspettative dei famigliari. Una decisione pericolosa, che potrebbe trasformarsi in breve tempo in un castello di carte, pronto a frantumarsi, esattamente come è accaduto ai tre giovani sopraccitati.

Affrontare il problema è ormai un dovere di tutti: studenti, famiglie e istituzioni, a partire dalle Università, presso la maggior parte delle quali sono già disponibili servizi di counseling, un supporto psicologico che non va visto come la meta di una strada di fallimenti, ma come un aiuto nel momento del bisogno.

Ne è un esempio molto vicino a noi quello fornito dall’Università degli Studi della Tuscia, che fornisce gratuitamente interventi di sostegno, orientamento e tutoring a studenti con problemi di inserimento e di apprendimento o con problemi psicologici legati alla vita universitaria, per l’appunto (trovate qui i dettagli https://www.unitus.it/it/unitus/servizi-agli-studenti/articolo/counseling-psicologico).

Ancora più semplice sarebbe, tuttavia, ricordarsi di essere sempre sinceri, con noi stessi e con ci è accanto. Il rendimento universitario è una questione sempre più importante in un mondo dove ogni giorno è più difficile raggiungere una posizione lavorativa soddisfacente, ma lo è ancora di più la propria vita.

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