Stupri e omicidi: la “noiosa” provincia della Tuscia scopre la violenza e ha paura. I tre casi aperti: il punto

I tre ravvicinati casi di cronaca nera hanno impressionato la gente. Che si sente meno sicura e chiede più sicurezza.

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Giallo di Ronciglione, stupro al pub, omicidio Fedeli: di certo alla Procura il lavoro non manca. Sono i tre casi ravvicinati più gravi di cronaca nera che hanno impressionato l’opinione pubblica. Tre fattacci che si sono tramutati in altrettante inchieste con dei risvolti di pubblica sicurezza che hanno spinto le amministrazioni locali, le associazioni di categoria e gruppo di cittadini a sollecitare e invocare maggiore presenza delle forze di polizia sul territorio. Un territorio ormai sprovincializzato, ma in un senso negativo: quello della percezione del pericolo da parte della gente.

Perché a Viterbo fino a qualche anno fa magari si moriva di pizzichi, ma si stava tranquilli: qualche furto, un po’ di droga qua e là, ma stupri (o presunti tali) e omicidi brutali non erano all’ordine del giorno. Aperta parentesi. Qui non si vuole parlare di “mafia viterbese”. Un tema che porterebbe oltre la cronaca nera e giudiziaria. E giungerebbe ad abbraccerebbe il fenomeno ormai strutturale dell’immigrazione/accoglienza/intregrazione mescolato con fenomeni di criminalità organizzata esogeni, ma ormai importati, e con radici che stanno attecchendo (sodalizio italiano/albanese in cui la Procura intravede caratteristiche proprie della criminalità organizzata). Chiusa parentesi.

caso arcuri

Allora, qual è la situazione di questi tre casidal lato delle dinamiche procedimentali? Si parta dal giallo di Ronciglione. La 25enne Maria Sestina Arcuri (nata a Nocara, in provincia di Cosenza, poi trasferitasi a Roma per diventare parrucchiera) morì la notte tra il 3 e il 4 febbraio scorso a Ronciglione cadendo dalle scale dell’abitazione della nonna del compagno: morte accidentale o fu spinta dal fidanzato Andrea Landolfi Cudia? Il giovane romano è sotto indagine per omicidio. Titolare del fascicolo è il pubblico ministero Franco Pacifici, che vuole vederci chiaro sugli ultimi istanti di vita della giovane parrucchiera. Ebbene, dopo che la Procura ha chiesto invano il carcere per l’indagato, è stata fissata per il 27 maggio l’udienza sull’appello del pm al rifiuto da parte del gip dell’arresto cautelare. Dovrà decidere il tribunale della libertà di Roma.

L’altro caso che è salito alla ribalta della cronaca nazionale, soprattutto per i risvolti politici che lo accompagnano, è il pasticciaccio brutto di piazza Sallupara. Qui c’è il locale “Old manners tavern”, ritrovo dei militanti di Casapound. Nella notte tra l’11 e il 12 aprile scorso, c’è stato il presunto stupro che sarebbe stato compiuto da due attivisti di estrema destra, il 19enne (ex) consigliere comunale di Vallerano, Francesco Chiricozzi, e Riccardo Lizzi, 21 anni. I quali non molto distante, al Toto’s pub, conoscono una 36enne: bevono tutti insieme tranquillamente e poi decidono di finire la serata all’Old manners. Secondo la denuncia della donna e secondo la pubblica accusa, i due giovani l’avrebbero percossa e poi, una volta svenuta, avrebbero abusato di lei (con tanto di video e foto con i telefonini, alcuni dei quali cancellati, altri sequestrati e base dell’accusa e delle indagini ancora in corso): devono rispondere di lesioni aggravate e violenza di gruppo. I due sono stati arrestati e tradotti in carcere il 29 aprile. Il giudice per le indagini preliminari Rita Cialoni ha accolto la richiesta del pubblico ministero Michele Adragna: ci sarà l’incidente probatorio per la presunta vittima. Si è in attesa che sia ascoltata in tribunale in forma protetta: se i due dovessero essere rinviati a giudizio (si è ancora nelle fasi preliminari), la 36enne non testimonierà davanti a loro, verrà evitato il rischio che possa essere condizionata nella sua deposizione.

Infine, l’omicidio del commerciante 74enne Norveo Fedeli: il 22enne americano di origine sudcoreana, Michael Aaron Pang, ha confessato di aver assassinato l’uomo. Ha chiesto perdono alla famiglia della vittima e a Viterbo per il suo gesto atroce. Ma non ha spiegato il movente. I suoi difensori, gli avvocati Remigio Sicilia e Lilia Ladi, hanno escluso che il 3 maggio, intorno alle 13, volesse rapinare la jeanseria in via San Luca, nel centro del capoluogo della Tuscia. Sabato 4 maggio, in un alloggio a Capodimonte, sulle rive del lago di Bolsena, Pang è stato catturato dai carabinieri. Portato a Mammagialla, in isolamento, è uscito per essere ascoltato nell’aula 1 al piano terra del palazzo di giustizia martedì scorso: tre ore e mezza che non sono bastate al giudice Savina Poli per decidere sulla convalida del fermo, che poi sarebbe arrivata l’indomani. La carta da giocare per la difesa del giovane che rischia l’ergastolo (la recentissima introduzione legislativa sui delitti da ergastolo esclude il ricorso al rito abbreviato, che porterebbe a uno sconto di un terzo della pena) è farlo passare per pazzo: si va verso la richiesta della perizia psichiatrica. Intanto, diplomatici dell’ambasciata Usa a Roma sono  andati a trovare Pang in carcere. America first.

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