Stupro al pub, anche la vittima ricorre in appello

“Pochi 60mila euro di risarcimento danni”, dice l’avvocato della 36enne violentata da due ex militanti di Casapound

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I due condannati per lo stupro al pub, Licci e Chiricozzi

In merito allo stupro di piazza Sallupara, la sentenza di condanna di primo grado degli ex militanti di Casapound non è piaciuta a nessuno. Né ai due imputati, Francesco Chiricozzi (tre anni di reclusione) e Riccardo Licci (due e 10 mesi). Né alla vittima. Né alla pubblica accusa: il pm Michele Adragna aveva chiesto 4 anni e 4 mesi per uno, e 4 anni e 2 mesi per l’altro. E nemmeno all’opinione pubblica, che ha criticato una pena considerata mite, a fronte della dinamica con la quale i due giovani ventenni sono stati accusati di stupro e violenza su una 36enne di Viterbo.

A testimoniare il non gradimento generale per la sentenza del 15 novembre scorso, oltre alle critiche dell’opinione pubblica, ci stanno anche i ricorsi in appello sia dei condannati in primo grado (fino alla sentenza definitiva c’è la presunzione di innocenza per gli imputati), che hanno fatto ricorso qualche giorno fa, sia della vittima.

Al riguardo, ieri si è avuta la conferma che anche la 36enne persona offesa si è appellata contro la sentenza del tribunale di Viterbo: per l’avvocato Franco Taurchini, che assiste la donna, sono pochi i 60mila euro di risarcimento danni, di cui 40mila già pagati dai due imputati. Il legale della parte lesa aveva chiesto, infatti, 300mila euro per i danni causati alla sua assistita da Licci e Chiricozzi. “Non ci stiamo a una pena così mite e a un risarcimento civile di soli 60mila euro. Faremo ricorso in appello. Abbiamo tempo fino a fine dicembre per farlo”, aveva detto Taurchini dopo la sentenza di primo grado. Così è stato: la parte lesa ha fatto ricorso.

Il che si aggiunge a quello presentato qualche giorno fa dagli avvocati di Licci e Chiricozzi: il collegio legale composto da Domenico Gorziglia, Marco Valerio Mazzatosta e Giovanni Labate punta a ottenere una pena più lieve. Infatti, nella sentenza del giudice Elisabetta Massini non è stato applicato del tutto lo sconto del terzo della pena.

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