Stupro Casapound: “Pochi tre anni di condanna e 60mila euro di risarcimento”

L’avvocato Franco Taurchini difende la vittima: “Pronti a ricorrere in appello. Abbiamo tempo fino a fine mese”

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Sopra i due ex di Casapound, condannati in primo grado, sotto l'avvocato Franco Taurchini, difensore della presunta vittima

“Non ci stiamo a una pena così mite e a un risarcimento civile di soli 60mila euro. Faremo ricorso in appello. Abbiamo tempo fino a fine dicembre per farlo”. L’avvocato Franco Taurchini, difensore della vittima (c’è stata la sentenza di primo grado e fino a quella definitiva c’è la presunzione di innocenza per gli imputati) del famoso stupro a piazza Sallupara, per cui sono accusati due ventenni ex militanti di Casapound, non ci sta. “La sentenza è eccessivamente bassa, sia sotto l’aspetto del danno morale che è più grave di quanto preso in considerazione dal giudice, sia sotto l’aspetto economico in quanto il risarcimento è insufficiente rispetto a quello che hanno fatto”, afferma.

La pena di 3 anni di reclusione per Francesco Chiricozzi (ex consigliere comunale di Vallerano) e di 2 anni e 10 mesi per il viterbese Riccardo Licci, è giunta il 15 novembre scorso al termine del giudizio con il rito abbreviato, che ha comportato lo sconto di un terzo della pena. La pubblica accusa aveva chiesto 4 anni e 4 mesi e 4 anni e 2 mesi. I due militanti di Casapound erano stati accusati di stupro e violenza su una 36enne di Viterbo.
“La mia assistita è stata rovinata da quei fatti incresciosi – ribadisce il legale Taurchini -. I 40mila euro già dati e i 20mila in più che derivano dalla sentenza sono poca cosa. Come pochi sono tre anni e due anni e 10 mesi dal lato penale. Per questo, noi abbiamo tempo fino alla fine del mese per ricorrere in appello. E lo faremo. Poi, c’è anche la possibilità che il pubblico ministero faccia ricorso al secondo grado di giudizio. Così come potrebbe ricorrere la procura generale”.

Insomma, sembra non essere stata scritta la parola fine a una vicenda che ha fatto molto discutere. Con le inevitabili ripercussioni politiche che hanno messo benzina sul fuoco di un fatto di per sé poco commendevole. Pena che ai più può apparire molto lieve, ma che è stata giustificata dalle motivazioni della sentenza della giudice Elisabetta Massini, che il 15 novembre scorso ha emesso il verdetto di primo grado, nell’aula 1 del tribunale di Viterbo, al piano terra del palazzo di giustizia: i due sono stati condannati per il reato di stupro di gruppo, ma sono stati assolti con formula piena per il reato di lesioni aggravate. Per il giudice, la complessiva somma di 60mila euro è congrua rispetto al danno fisico subito dalla persona offesa.

Si ricorda che i due condannati, in primo grado, sono difesi dagli avvocati Domenico Gorziglia, Valerio Mazzatosta e Giovanni Labate; hanno usufruito dello sconto di un terzo della pena del rito abbreviato; sono agli arresti domiciliari col braccialetto da metà settembre, dopo avere trascorso cinque mesi nel carcere di Mammagialla. Il pm Michele Adragna è il titolare del fascicolo.

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