Lo strappo della Lega sul decreto riaperture

Su coprifuoco e ristoranti si spacca il governo Draghi. Tra PD e Salvini aspra rottura

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Il direttore Giovanni Masotti
Il direttore Giovanni Masotti, foto di Erika Orsini

“Precedente grave” lo definisce senza insulsi giri di parole il premier Mario Draghi, preoccupatissimo per la tenuta della sua variopinta maggioranza. E già… Nessuno, all’ interno del governo d’ unità nazionale, si azzarda a sminuire la disunione provocata da una motivatissima Lega, i cui ministri si astengono clamorosamente sul decreto per le riaperture in vigore dal prossimo 26 aprile. Era chiaro che, prima o poi, i nodi venissero al pettine, che le differenze programmatiche e ideologiche affiorassero prepotentemente. In primis quelle tra PD e Salvini, il quale – attirandosi gli strali dei rigoristi di sinistra e dell’ ineffabile ministro Speranza – ha tentato strenuamente di modificare il provvedimento governativo allungando di un’ ora il coprifuoco (dalle 22 alle 23) e consentendo di lavorare anche ai ristoranti al chiuso. Su questi due punti simbolo di una riapertura più marcata i leghisti non hanno voluto cedere, dimostrando la loro diversità e abbracciando ancora una volta la causa delle categorie produttive più penalizzate. D’ ora in poi la battaglia tra PD Carroccio sarà sempre piu’ aspra e Draghi sudera’ la proverbiali sette camicie per conservare il bastone del comando. È evidente che chi parlasse ora di maggioranza coesa, recherebbe un’ offesa alla verità. La lotta politica che pesa di più è e sarà quella che si è accesa all’ interno della compagine governativa.

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