Troppo tardi ormai per la UEFA, la quale prova a presentare in extremis il nuovo format della Champions League

Superlega europea, le rivoluzioni non nascono mai casualmente

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Superlega

In una tranquilla Domenica di Aprile un fulmine a ciel sereno scuote il mondo del calcio. Prende vita la European Superleague, una competizione che ingloba in sé i maggiori top club europei, gli stessi che hanno fatto la storia del calcio mondiale. Se ne parlava da anni, tutto nella completa segretezza e, soprattutto, all’oscuro del massimo organismo europeo, la UEFA.

Arsenal, Tottenham, M. United, M. City, Liverpool, Chelsea, Real Madrid, Barcellona, Atletico Madrid, Inter, Juventus e Milan dai loro uffici danno il là alla rivoluzione. Ma non c’è rivoluzione che sia mai nata dal caso, figuriamoci questa. Il malumore serpeggiava da anni negli uffici delle big, si sentiva la necessità di una competizione elitaria, di una competizione che potesse mostrare spettacolo ad ogni partita, che riuscisse a far brillare gli occhi dei tifosi davanti alle stelle danzanti sul rettangolo verde.

L’UEFA non l’ha captato e si è trovata con una bella gatta da pelare. A schierarsi a spada tratta dalla parte dell’organizzazione guidata da Čeferin è stato Gary Neville, leggenda dello United. Il quale ha dichiarato: “Sono un tifoso del Manchester United da 40 anni ma sono disgustato. Sono disgustato in particolare dal mio Manchester United e dal Liverpool. Voglio dire, il Liverpool è il club del “You’ll Never Walk Alone”, il “Fans Club” o il “The Peolple’s Club”, e poi il Manchester United, creato da gente nata e cresciuta attorno a Old Trafford più di 100 anni da, e vogliono entrare in un torneo senza competizione, dal quale non puoi essere retrocesso. E’ una disgrazia, un atto criminale. Dobbiamo rivedere il potere calcistico di questo paese partendo dai club che dominano e domandano la Premier League, a partire dal mio club, il Manchester United. Quello che stiamo vedendo è semplice avarizia, nient’altro. I proprietari dello United e del Liverpool ma anche del City e del Chelsea sono degli impostori, non hanno niente a che vedere con il calcio in Inghilterra. Questo paese ha più di 150 anni di storia calcisticamente parlando, a partire dai tifosi di questi club che per decadi hanno tifato e supportato la loro squadra in qualsiasi situazione. E sono loro che vanno protetti“.

Tutto bello Gary, ma immagina di essere un dirigente dell’Arsenal, ad esempio, o ancor peggio, il proprietario. Immagina di concludere il campionato in quinta o in sesta posizione semplicemente perché le squadre davanti a te sono mostruose. E ora pensa di ritrovarti a giocare l’Europa League e a vedere invece qualificate in Champions League squadre come (senza nulla da togliere) Qarabag, Midtjylland o Ferencvàros. A questo punto, moltiplica i minori incassi che ti porta giocare una competizione a cui non appartieni (per non parlare del mancato prestigio) per tutti gli anni in cui sei stato costretto a partecipare e avrai la tua risposta. Le Big europee stanno investendo cifre mostruose negli ultimi anni e i ricavi dalle competizioni europee cominciavano ad essere un po’ stretti.

Come biasimare perciò le 12 fondatrici, hanno saputo fare ciò che la UEFA non aveva nemmeno minimamente pensato, creare una competizione veramente superiore. Per non parlare degli interessi economici. Ad ogni club fondatore, per l’impegno e il rischio, arriveranno nelle casse 490 milioni di euro, numerini. 20 squadre, 15 fondatrici più 5 per meriti sportivi, divise in due gironi, si affronteranno tra di loro, passando per i play-off, fino a decretare la vincitrice (stile Eurolega, o per chi mastica meglio l’americano, stile NBA).

E la UEFA come risponde? In preda alla paura, presenta il nuovo format della Champions League, con ancora più partecipanti (da 32 a 36), proprio il contrario di ciò che le big volevano. Niente ricatti, servono proposte concrete, ma sembra che dalle parti Nyon non abbiano proprio compreso il punto focale del discorso.

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