Dopo la costituzione in mora per 15 membri della Consulta d'ambito della società del 2015 da parte della Corte dei conti, la consigliera del Pd si domanda: "Cosa faranno gli amministratori per estinguere il danno erariale?"

Talete, Ciambella: “È il momento di affrontare la questione in maniera definitiva”

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luisa ciambella
La consigliera e capogruppo del PD Luisa Ciambella

“Condotte gravemente colpose”, “mala gestio”, “società decotta”: sei milioni e mezzo di presunti danni erariali per Talete spa, la società che si occupa di gestire l’acqua pubblica del Viterbese. È quanto emerge da un atto della Procura regionale della Corte dei conti riguardo la costituzione in mora per 15 persone che facevano parte della Consulta d’ambito della società nel 2015, tra cui l’allora presidente della provincia Meroi, alcuni sindaci dei comuni della Tuscia e due funzionari della segreteria tecnica.

La consigliera Luisa Ciambella (Pd), che da lungo tempo ha tentato di portare in Consiglio comunale le criticità su Talete – confermate poi dal documento della Corte dei conti – interrogando anche a più riprese il sindaco Giovanni Arena, ha spiegato di aver nutrito sempre dubbi sulla gestione del controllo analogo che il primo cittadino ha rivolto sull’attività di Talete e in generale sulla gestione della società.

La consigliera ha reso noto di aver effettuato un accesso agli atti per avere i verbali delle riunioni del comitato del controllo analogo – di cui il sindaco di Viterbo è presidente in quanto Comune più grande della provincia – al fine di verificare se lo avessero eseguito o meno, per poi scoprire che “il controllo non è mai stato svolto, e se sì è stato fatto in maniera superficiale, senza mai entrare nel merito dei problemi, ma svicolando sempre. Le mie preoccupazioni – afferma – oggi trovano riscontro nei rilievi della Corte dei conti, che da ciò che si legge sulla stampa hanno portato alla contestazione per sei milioni di euro a carico di sindaci e tecnici della Segreteria Tecnica – Autorità d’Ambito (ATO)”.

“La cosa che mi ha colpito di più – prosegue la consigliera – è che ho avuto modo di riscontrare tutte le criticità che ho sempre sollevato, formalizzato e inviato per pec al sindaco e a cui non ho mai avuto risposta dallo stesso. La Corte dei conti parla di ‘mala gestio’ e ‘danno emergente’ – aggiunge – ciò significa che il danno è ancora in corso e che Talete non riesce più a rispondere alle obbligazioni e quindi, in un mondo normale, sarebbe una società che ha finito di vivere, invece qui fanno tutti finta di niente”.

Il riferimento potrebbe essere alle vicende verificatesi in Consiglio comunale nei mesi passati, quando la consigliera è stata aggredita in malo modo da alcuni esponenti della stessa minoranza di Palazzo dei Priori con una veemenza ingiustificata, proprio in tema di Talete. Se la Ciambella – allora capogruppo del Pd – aveva ricevuto da Alvaro Ricci l’accusa, tutt’altro che velata, di seguire una “posizione personale” in merito a Talete, assolutamente “non condivisa dal Partito Democratico né locale né provinciale”, aggiungendo che le parole della consigliera avrebbero contribuito a creare “confusione e disinformazione” sul tema, anche Giacomo Barelli (Forza Civica) non aveva mancato di calcare la mano dopo le interrogazioni della Ciambella al sindaco Arena, ironizzando addirittura di poter regalare a quest’ultimo per Natale un nuovo gioco da tavolo, “Taletopoli”.

Di fronte alle posizioni manifestate dai suoi colleghi, la Ciambella ha comunque deciso di proseguire sulla strada che avrebbe dovuto portare l’amministrazione a preoccuparsi di come mandare avanti quel tipo di servizio pubblico, rendendolo quanto più efficiente. “Gli strumenti ci sono – commenta la consigliera – è ora che la politica si faccia parte attiva, smetta di fare spallucce e invece di riunirsi solo per decidere se aumentare o meno le tariffe affronti la questione in maniera definitiva”.

Tra i vari nodi da sciogliere, ci sarebbe quello riguardante la notizia riportata da un giornale locale, secondo cui la Talete avrebbe più volte chiesto la ricapitalizzazione della società ai sindaci soci. “Da ciò che mi risulta secondo gli atti e non per sentito dire, come troppo spesso sento parlare – spiega – l’unico vero tentativo di risanare la società c’è stato nel 2014, sotto la presidenza di Stefano Bonori che fece revisionare il bilancio di Talete per capire e fare una fotografia fedele dello stato reale di salute della società. Questa società esterna, esperta in bilanci, per la prima volta portò a verificare che quello di Talete era in perdita e di oltre quattro milioni di euro e che bisognava ristrutturare la società. Ma come farlo? Il presidente Bonori all’epoca propose ai sindaci in assemblea il progetto PARCA – ricorda – un piano di ristrutturazione della società che prevedeva diverse cose, tra cui la ricapitalizzazione della stessa da parte dei sindaci soci, che però votarono tutto il documento tranne la parte che doveva prevedere la ricapitalizzazione”.

L’iniziativa di Bonori non andò a buon fine. “Le vicende successive ci dicono che dopo questo lavoro di ricognizione, trasparenza e verità che un amministratore per la prima volta ha intrapreso, costui è stato accompagnato alla porta – dichiara la consigliera – ricordo che quel progetto di Bilancio, scaturito anche dai risultati della “Due Dilegence” prodotta dalla Società di Revisione esterna, non venne bocciato dal Collegio dei Revisori di Talete ma per motivi tecnici sospesero il parere, sempre gli stessi  Revisori ne certificarono un altro a distanza di pochissimo tempo per la stessa annualità, che risultava in squilibrio finanziario di poche migliaia di euro. Assodato quindi che i principi contabili sono normati, oltre che validi per tutti, e che redigere un bilancio non è come fare un componimento letterario in cui si dà libero sfogo alla propria creatività, resta da capire come i revisori abbiano potuto firmare a distanza di poco tempo il bilancio revisionato che perdeva 4 milioni di euro e poco dopo quello che perdeva poche migliaia di euro per la stessa annualità, miracoli della contabilità di stato”.

“Alcune domande sorgono spontanee – prosegue – è come abbiano fatto i revisori dei conti, per lo stesso bilancio, che prima aveva oltre 4 milioni di euro di perdite a non bocciarlo e sospendere il parere, mentre dopo poco tempo lo stesso progetto di bilancio veniva approvato da un nuovo CDA con una perdita di 21 mila euro, ad esprimere parere positivo? Come mai nessuno da allora si sia preoccupato di verificare con dati alla mano ciò che accadeva? Doveva arrivare la Corte dei conti a certificare quello che sostanzialmente tutti gli amministratori onesti e di buona volontà avrebbero dovuto già sapere?”, si domanda.

Intanto in un clima circostante tutt’altro che disteso si è tenuta ieri mattina una quinta commissione consiliare piuttosto “animata” – stando alle impressioni riportate dal sindaco Arena – in cui si è potuto assistere anche ad un inaspettato “cambio di rotta” da parte di alcuni politici, che in quella sede – a quanto si apprende – avrebbero manifestato un rinnovato interesse per la questione di Talete, ribadendo l’importanza di aver svolto un controllo analogo e chiedendo conto al sindaco Arena delle soluzioni che avrebbe posto in essere al fine di tutelare il Comune di Viterbo dal conseguente danno”.

Viene da domandarsi se a tutto ciò abbia potuto contribuire in qualche misura la sentenza emanata dalla Corte dei conti. Intanto si attende con trepidazione l’esito della consueta riunione che verrà fissata entro la fine dell’anno, in cui i sindaci si dovranno esprimere circa gli aumenti delle tariffe, che consentirebbero la sopravvivenza “stiracchiata” della società ancora per un po’, a discapito dei cittadini.

Stando agli ultimi rumors, la linea che il partito democratico panunziano vorrebbe portare avanti con gli aumenti e la rimozione del presidente Bossola, in occasione della riunione di giovedì sera con tutti i partiti che reggono la provincia di Viterbo, dalla sinistra alla destra, non sembrerebbe aver trovato il sostegno auspicato.

 

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