Quali prospettive per il servizio idrico nella Tuscia? Ciambella: "È indispensabile passare a una forma di gestione consortile e partecipata dalle Comunità"

Talete, “criticità gestionali e disservizi generano forti preoccupazioni per il futuro”

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Quale futuro per Talete? Oggi il Consiglio comunale di Viterbo si riunirà in una seduta straordinaria per un aggiornamento sulla situazione della società partecipata e le valutazioni sulla sua nuova gestione. Dopo la caduta del CdA e il rinvio della votazione sugli aumenti tariffari stabilito nell’ultima riunione dei sindaci soci in Provincia, ora resta infatti poco più di un mese per eleggere la nuova governance. E il compito non si prospetta semplice.

Data l’importanza del tema, quella di oggi a Palazzo dei Priori si annuncia una “seduta-fiume” in cui non mancheranno di certo colpi di scena e un acceso dibattito tra i consiglieri.

Luisa Ciambella (Pd) in vista dell’incontro odierno ha posto dei punti fermi sul futuro della società idrica, partendo dal fatto che – come da lei stessa evidenziato – “Talete s.p.a. ha da sempre avuto delle criticità gestionali con conseguente servizio inadeguato e costoso per i cittadini e con notevoli e importanti disservizi che generano forti preoccupazioni per il futuro”; criticità che si sono manifestate dei disservizi dei dearsenificatori, che non consentono sempre di erogare “ai Viterbesi acqua priva di arsenico o comunque nei limiti fissati dalla legge”, nelle perdite della rete idrica gestita da Talete, “per oltre il 40% con punte del 50% pari ad un costo annuo di circa 8 milioni di euro“, nell’emissione di bollette “che non rispecchiano i principi di trasparenza dettati dalle normative dell’Arera e che sono elaborate da un sistema informatico (come più volte sostenuto dai tecnici e dal cda della stessa Talete ‘obsoleto e inadeguato’) che sta generando per i nostri cittadini grande disorientamento”.

Stando così le cose, il futuro della società idrica appare sempre più confuso ed incerto. A ciò si aggiunge anche l’atteggiamento del sindaco del capoluogo Arena, definito dalla Ciambella “altalenante, ma sempre in linea con chi insegue una soluzione su cui a tutt’oggi, stando a quanto sostenuto da Bossola l’11.02.2020 in una assemblea aperta, non sono stati fatti passi in avanti”.

Prima di ogni altra decisione sul management per la consigliera “è irrinunciabile effettuare una fotografia della situazione gestionale della società partendo dalla analisi della ‘due diligence‘ fatta da Trevor nel 2014 e immediatamente disporre l’ aggiornamento della stessa affidandola alla stessa società o comunque a soggetto oggettivamente riconosciuto come leader nel settore garantendo la terzietà e l’oggettività dell’analisi. Non è possibile fare scelte così importanti senza la giusta consapevolezza che può venire solo ed esclusivamente da valutazioni tecniche oggettive e super partes“.

Le proposte della consigliera riguardano, nello specifico, la volontà di “impegnare il Sindaco a vigilare su tutte le attività di controllo che l’EGATO Viterbo 1 deve attuare per legge”; “attivare un tavolo di confronto con tutte le associazioni che si occupano di tutela dei consumatori”; “impegnare il Sindaco ad attuare le procedure obbligatorie di aggiornamento del piano d’ambito necessario ai fini di una corretta determinazione del piano tariffario, segnalando che lo stesso che per legge deve essere aggiornato ogni due anni, ad oggi, non risulta approvato dal 2008”.

La Ciambella sostiene poi la necessità di “approvare immediatamente la tariffa unica d’ambito affinché i comuni che non hanno trasferito il servizio a Talete (obbligo di legge) possano accantonare le somme necessarie per gli investimenti che saranno necessari nel momento in cui trasferiranno il servizio alla società”; “attivare un tavolo tecnico-istituzionale con la Regione Lazio a cui è attribuita la responsabilità dalla legge sul servizio idrico integrato e sulla salute dei cittadini, affinché possa essere erogato un finanziamento specifico che nella fase transitoria assorba i costi della dearsenificazione e contestualmente possa attivare finanziamenti statali-europei per la miscelazione delle acque al fine di salvaguardare la salute pubblica di tutti i cittadini della Tuscia e mantenere una tariffa sostenibile”. Infine, c’è l’idea di “costruire insieme agli altri sindaci (magari chiedendo un supporto tecnico anche al Ministero dell’Ambiente) un modello di gestione nuovo che garantisca il servizio pubblico integrato e che tenga conto della legge regionale 4 del 2014, sollecitando i decreti attuativi della stessa. La politica in virtù di una scelta matura deve scegliere il modello gestionale ma affidarsi completamente a un management, sia esso unico o collegiale libero dalla stessa. E’ inutile parlare di amministratori unico da selezionare per bando pubblico se il bando stesso e le modalità di selezione sono sempre equivocamente legate alla politica che non c’è, ma nella realtà continua ad esserci. Libero di adottare una politica gestionale nell’interesse dei cittadini con tre fari da seguire, quelli previsti per legge: efficienza, efficacia ed economicità”.

È ormai indispensabile – afferma la consigliera – passare a una forma di gestione consortile e partecipata dalle Comunità perché solo in questo modo si può dare il necessario sostegno, anche attraverso il ricorso alla fiscalità generale (per consentire gli investimenti tali da garantire il contenimento delle tariffe), a quelle realtà considerate più deboli, in quanto impossibilitate, perché poco popolate, a depurare e rendere potabili le acque. I Cittadini che hanno detto SI al referendum per l’acqua pubblica chiedevano proprio questo. E lo chiedevano, e lo chiedono ancora oggi, con coraggio e coerenza. La politica pertanto dovrebbe dare una risposta, anche a Viterbo”.

 

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