Il centrodestra si ribella al Pd panunziano che chiedeva la testa di Bossola per nominare un amministratore unico. Il Consiglio straordinario non si terrà ed ora sono in forse anche gli aumenti delle tariffe

Talete, la politica vuole staccare la spina: i viterbesi non vedono l’ora

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Ora è proprio il caso di dirlo: la Talete fa acqua da tutte la parti, letteralmente. Ieri in Provincia la politica ha dato finalmente una risposta, facendo capire che la società non ha alcun futuro. Ma non tutti i partiti vogliono la morte di Talete: il Pd panunziano ha provato un ultimo gioco di prestigio, chiedendo a Bossola di dimettersi al fine di nominare un amministratore unico. La notizia è che, grazie a Dio, il centrodestra si è finalmente ribellato sbattendo la porta in faccia ai panunziani. Un po’ come a voler dire: “Tutto questo lo avete voluto voi ed ora ve ne assumete le responsabilità”.

I panunziani hanno difatti scaricato Bossola, come loro solito quando si inizia a sentire puzza di bruciato. Questa volta però, quelli che dovrebbero essere i loro inusuali alleati di Governo a Palazzo Gentili, hanno alzato la testa ed hanno spianato la strada a quello che, in verità, sarebbe dovuto accadere già da tempo, ossia la fine di Talete. I viterbesi, ne siamo certi, almeno sta volta non rimpiangeranno la scelta.

Secondo fonti vicine a Palazzo dei Priori, ora il Consiglio comunale su Talete in programma prima di Natale non si svolgerà e l’aumento delle tariffe è in forse. Tra una manciata di giorni si riunirà anche l’assemblea dei sindaci, i quali dovranno decidere se approvare o meno i rincari al fine di ottenere l’ormai mitologico finanziamento di 40 milioni che potrebbe salvare la società. Il punto è che la Lega ha fatto sapere ufficialmente di votare contro l’aumento ed anche Forza Italia tentenna, seppur lasciando un margine di trattativa a patto che vi siano alcune condizioni.

Come detto, il Pd panunziano ha chiesto la testa di Bossola ma anche quella dell’intero Cda. L’intento, stando a quanto affermato dal presidente della Provincia Pietro Nocchi, era quello di far capire ai cittadini che non si era più disposti ad andare avanti in quella maniera. Purtroppo per Nocchi e per il Pd, dal centrodestra hanno risposto picche. I rappresentanti di Forza Italia e Fratelli d’Italia non sono disposti a dimettersi, per questo i dem hanno anche provato a buttare dentro la soluzione dell’amministratore unico ma, anche in questo caso, il feedback è stato tutt’altro che positivo, anzi.

Analizzando il grottesco quadro politico all’indomani di questa frattura, non può sfuggire la mossa della Lega, capeggiata da Umberto Fusco. Oltre ad ufficializzare il “No” in assemblea dei sindaci, trapela l’indiscrezione secondo cui il Carroccio si sarebbe sfilato anche in Consiglio comunale, rendendo di fatto numericamente impossibile raggiungere una maggioranza. Forse da qui potrebbe nascere la decisione del sindaco Giovanni Arena di evitare il Consiglio (in cui sarebbe stato chiesto se approvare o meno l’aumento delle tariffe),  troppo rischioso andare a votare al buio e con un alleato – piuttosto “numeroso” – pronto a votare contro.

E che dire sul presunto danno erariale di 6 milioni contestato dalla Corte dei Conti, lì ne vedremo delle belle poiché, negli anni coinvolti (dal 2012 al 2015), praticamente tutta la politica viterbese ha messo piede nella presidenza di Talete. Tutti i partiti tranne la Lega, che tra l’altro non ha nemmeno membri nel Cda e furbescamente si tira indietro dalla disputa.

Ma allora chi sarebbero i “puliti” in questa tragicomica vicenda? Beh, è difficile trovarli, sono pochissimi. In queste ore molti cercano di salire sul carro ma non è detto che ci riusciranno. L’unica cosa certa è che, per i cittadini viterbesi, vedere Talete mollare la gestione delle acque della Tuscia sarà solo che un bene.

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