Tarquinia, via alle demolizioni a San Giorgio – IL VIDEO

Partite le demolizioni delle prime abitazioni abusive di località San Giorgio

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demolizione casa San Giorgio

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La legge 28/’80 non può essere applicata. Anche perché sull’area di San Giorgio, lembo di terra a due passi dal mare, nel comune di Tarquina e al confine con Civitavecchia, insistono diversi tipi di vincoli: paesaggisti e idrogeologici, oltre che chiare limitazioni circa le indicazioni del verde pubblico. Sono mesi che l’amministrazione comunale lo ripete e, purtroppo, per chi non è ritenuto in regola, è arrivato il doloroso momento dell’abbattimento.
Nei giorni scorsi gli stessi proprietari dei manufatti, destinatari dell’ordinanza comunale (in tutto circa 200) hanno cominciato ad abbattere le prime case (già demolite 50), con le ruspe che hanno raso al suolo le costruzioni ritenute illegali, anche perché la mancata demolizione comporta una sanzione di ventimila euro e la confisca del terreno.
La legge purtroppo è chiara e non esiste un rimedio diverso.
I consorziati, destinatari dell’ordinanza di demolizione, hanno tentato in molte occasioni, anche attraverso le colonne del nostro giornale, di spiegare le loro ragioni, ma i tecnici incaricati dal Comune per fare chiarezza sulla vicenda che si protrae da decenni sono cristallini: non esiste altra strada.
La zona di San Giorgio attualmente è divisa in cinque consorzi, alcuni dei quali sono già a buon punto con l’iter autorizzativo, altri invece no.
Già dagli anni ‘70 l’area era stata inserita nel piano regolatore comunale come edificabile e poco dopo iniziò a nascere un’edilizia spontanea e senza regole, sanata in alcuni casi con due condoni successivi che dovettero fare i conti con il fluire di indicazioni emerse nella sanatoria del 2003. I termini per ottenere il condono diventarono sempre più stringenti e chi non ha ottenuto la sanatoria oggi è costretto per legge a demolire.
La soluzione pertanto oggi è quindi quella di ricostruire nella legalità, presentando in Comune i nuovi progetti che prevedano un piano di urbanizzazione delle opere primarie e secondarie. I progetti saranno poi inviati in Regione dove dovranno ottenere il necessario nulla osta. Se gli elaborati saranno realizzati in maniera corretta, da tecnici competenti, non dovrebbero esserci problemi nell’ottenere il via libera alla costruzione.
“Il Comune sarà al fianco dei consorziati”, ha ribadito più volte il sindaco di Tarquinia Alessandro Giulivi. “Purtroppo fino ad oggi in questa zona si è costruito senza un piano – aggiunge il primo cittadino – e la legge è chiara: in questo caso bisogna procedere con la demolizione. Noi saremo vicini a tutti coloro che otterranno l’ok dalla Regione. L’amministrazione comunale prenderà in carico la parte che gli compete, come del resto già fatto in passato nel caso di Marina Velca”.
Dal canto loro i consorziati destinatari delle ordinanze sono chiari: “Dopo 50 anni non possono venirci a chiedere la progettazione e l’esecuzione delle opere di urbanizzazione a nostre spese – dice Giuseppina Conigliello – Chiediamo al Comune di intervenire con un piano pubblico per tutti. Non solo per un consorzio ma per tutti quanti”. “Chiediamo al Comune – aggiunge Lugli – di dedicarci tempo per trovare una soluzione”.
Ma anche in questo caso chiare le rassicurazioni del sindaco: “Tutti i consorzi avranno gli stessi diritti”.

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