Intervista con la protagonista Valeria Contadino

Teatro, anteprima nazionale de “La donna a tre punte” a Sutri

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L'attrice siciliana Valeria Contadino

Sarà un’anteprima nazionale protagonista, oggi, 11 luglio, alle 21.15, a Teatri di Pietra.
L’antico anfiteatro romano di Sutri diverrà la suggestiva cornice de “La Donna a Tre Punte” di Andrea Camilleri.
L’opera, una produzione MUST-Musco Teatro e MDA Produzioni, è di Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale, ha la regia Giuseppe Dipasquale.
In scena Valeria Contadino, danzatrici Claudia Morello, Delia Tiglio, Beatrice Tafuri.

Noi de La mia Città news abbiamo sentito la protagonista Valeria Contadino, già interprete di successo di diversi lavori camilleriani, come ” Il casellante”.

Una grande attrice, mamma di cinque figli, con una brillante carriera iniziata venti anni or sono accanto ad un marito regista, Giuseppe Dipasquale, dal quale si è affrancata artisticamente da tempo.

Di che cosa tratta lo spettacolo “La donna a tre punte?”

– È uno spettacolo emozionante, che va in scena a un anno dalla morte di Camilleri (avvenuta il 17 luglio 2019).
È ricco di ricordi personali e di messaggi di profondo significato, come tutte le opere del grande autore.
La Donna a tre punte vuole rappresentare un dialogo immaginario con Andrea Camilleri su alcune tipologie di donne, tutte mediterranee.

Come sono le donne di Camilleri?

Sono donne indipendenti, che hanno la piena possibilità di scegliere anche l’esperienza sessuale in modo libero e consapevole.
Sono emblemi di una femminilità matriarcale, primitiva e moderna.

Perchè “Donna a tre punte?”

– La prima punta è rappresentata dalla Sicilia, che l’autore ha lasciato a 18 anni; poi la punta della sensibilità e della passione di una donna che vuole vivere il piacere; infine la donna rappresenta il riflesso della società e di come essa percepisce la struttura femminile.
Sono tre le punte della femminilità, seduzione, passione e amore come tre sono le punte della Sicilia, luogo ideale e culla della mediterraneità universale.

C’è ancora, secondo lei, il matriarcato nella società?

– Il matriarcato c’è ancora, anche se la società a volte sembra essere stata pensata dagli uomini e per gli uomini.
Le donne, nel loro silenzio, sono state e continuano ad essere comunque il motore della società. Ancora non c’è la parità. Purtroppo ancora oggi l’uomo non riesce a rispettare la donna. Ciò è dimostrato anche dalla violenza di genere. Non è solo un retaggio culturale: la donna viene spesso considerata “di proprietà” dell’uomo e la violenza che deve subire è non solo fisica, ma anche psicologica.
Andrea Camilleri difende l’universo femminile.

Lei ha interpretato anche Il Casellante di Camilleri. Quali emozioni le ha suscitato?

– Il Casellante fa parte del ciclo delle Metamorfosi di Ovidio. Io ho amato molto ” Il casellante”, in cui c’è la vita, la bellezza, la semplicità.
Ancora una volta in questo romanzo Camilleri si fa attrarre dal mito della cultura greca che si è trasfuso in quella sua siciliana, emergendo nei sentimenti e nelle situazioni di quest’ultimo racconto che narra di una tentata metamorfosi.

Riprendendo il filo iniziato con Maruzza Musumeci, la donna che diventa sirena, ne Il casellante si narrerà di quella che tenterà di trasformarsi in albero.
La protagonista femminile infine non si trasforma in albero.
La moglie di Nino è stata brutalmente stuprata e massacrata: Minica non morirà ma ha perso il bambino tanto desiderato e la possibilità di averne ancora.
La vita presenta a volte delle grandi difficoltà, ma l’importante è far sempre girare la ruota. C’è un importante messaggio nell’opera: quello di rialzarsi sempre dopo le cadute.

Valeria Contadino si complimenta con il Comune di Sutri, che ha avuto il coraggio di proporre un’offerta culturale di grande valore, in questo periodo post Covid.

Teatri di Pietra è una manifestazione artistica alla XVIII edizione, a cura di Pentagono Produzioni e Circuito Danza Lazio, è realizzata  in collaborazione con il Comune di Sutri, il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale, la rete nazionale dei teatri antichi ed il festival Teatro Romano di Volterra.

Nell’antico borgo di Sutri, sulla via francigena, hanno allestito il più importante racconto contemporaneo sul maggiore dei paradossi della questione esistenziale: niente è più autentico della finzione per disvelare e portare alla luce le stratigrafie profonde della condizione umana. Da Eschilo a Pirandello la scena teatrale è la cellula spazio-temporale dove l’uomo rende conto di sé a se stesso; senza attenuanti e senza redenzione.

“Teatri di Pietra” non è una manifestazione; è una macchina desiderante infiltrata tra la terra e la notte, iniziata nel 1999.

Teatri di Pietra è una compagnia itinerante che mette in scena opere teatrali, musicali e di danza nei più importanti e antichi teatri monumentali italiani unificando arte, archeologia e territorio in un’unica esplorazione della eterodossa biografia umana.
Dalla sua fondazione Teatri di Pietra ha visitato Modica, Selinunte, Volterra, Maratea, Cassino e molti altri siti storici.

Nel 2010 Teatri di Pietra era già venuto a Sutri.
Come in tutti gli incanti di qualità anche Teatri di Pietra galleggia su una robusta strategia manageriale che intesse relazioni con le istituzioni (Ministero, Regione, Soprintendenza, comune etc.), le compagnie e i servizi logistici e cura tutti i dettagli organizzativi.

Al centro dell’ideazione artistica e del reticolo organizzativo è il maestro Aurelio Gatti che tiene le fila di questo screziato sciame di soggetti e contatti.

“Il progetto della ” Donna a tre punte” – come ha spiegato il regista e coautore Giuseppe Dipasquale – nacque diversi anni fa.
Io e Andrea pensammo a realizzare per il teatro una sorta di girotondo di donne tratte dalle figure femminili che Andrea aveva già scolpito nei suoi romanzi. Poi, scelte insieme le opere e messe in un canovaccio di base, lo spettacolo non poté vedere la luce. Qualche mese fa, prima che Andrea ci lasciasse, riprendemmo l’idea e decidemmo di programmarla al Must”.

I personaggi femminili che Camilleri preferisce raffigurare vivono l’esperienza sensuale prevalentemente con gioia e senza parsimonia:
la madre partoriente Filonia del Re di Girgenti; la vedova inconsolabile Concetta Riguccio de Il birraio di Preston; la lasciva Trisìna de La mossa del cavallo, “beddra, su questo non si discuteva, ma cajorda”; la smaniosa Lillina, dello scatenarsi degli equivoci de La concessione del telefono; Minica, la mater e moglie dolorosissima de Il casellante.

“Un omaggio alla donna, – continua il regista – ma insieme un omaggio ad Andrea Camilleri che è stato maestro, amico e padre, momentaneamente partito per un viaggio nell’eternità”.

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