Tempi lunghi e burocratici, Viterbo non può essere subordinata alla Soprintendenza!

La spada di Damocle della Soprintendenza è su Viterbo. E’ sostenuta da un esile crine di cavallo

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Mura castellane
La cinta muraria di Viterbo. Foto di G. Faperdue.

sagginiLeggo, ascolto, partecipo, e cerco di farmi un’idea delle nubi plumbee che si stanno addensando sul cielo di Viterbo. Devo confessare che sono spaventato.

Non spaventato per le leggi e i regolamenti che si stanno mettendo in atto, ma spaventato per il modus operandi. Chi tiene il mazzo delle carte è la Soprintendenza, nella persona della responsabile Margherita Eichberg, della quale avevamo notizie non buone, già dall’epoca dello stadio della Roma. Il giornali l’avevano ribattezzata come: “La signora no”. Devo dire la verità, spesso ho pensato che quelle critiche fossero esagerate. Ma noi stavamo a Viterbo e per nostra fortuna la Eichberg stava a Roma, in una Soprintendenza che nulla aveva a che vedere con Viterbo. Anche se già in quel periodo la Soprintendenza che aveva Viterbo tra le sue zone, aveva operato provvedimenti, non sempre condivisi dalla città e dai viterbesi. Ricordiamo il crollo delle mura castellane a ridosso di Porta Fiorita. Che poi fu ricostruito con conci nuovi di zecca.

Quegli stessi che sono usati per fare muretti e recinzioni, alle moderne costruzioni del capoluogo. Non ci è sembrata una idea da elogiare. Ne parlai al telefono personalmente con il funzionario Giovannino Fatica. Egli mi disse che l’architetto delegato alla ricostruzione, aveva scelto questa strada, vantandone anche il disegno. Non c’era da fare altro. Tutto già deciso dalla Soprintendenza. Poi ricordo un altro fatto accaduto nel recente, quando un altro funzionario della stessa Soprintendenza, una signora oggi in pensione, fece sequestrare un terreno termale con tanto di concessione, perché a suo parere erano state cementificate alcune vasche antiche, citate nel libro del Pasqui.

mura viterbo
Lavori in corso alle mura e alle torri di Viterbo

Il Pm prese per oro colato le dichiarazioni del funzionario, e operò il sequestro. Dopo circa diciotto mesi il funzionario si rese conto di avere preso un granchio, e il sequestro fu tolto. Questi sono solo due episodi, ma ne potrei citare altri per documentare anche la lentezza della Soprintendenza, nel rispondere alla corrispondenza. Quindi la mia paura e le mie perplessità, sono tutte in ordine al funzionamento ministeriale dell’organismo. Insomma a vietare si fa presto, ma poi per gestire il divieto servono professionalità e impegno. Siccome tutti coloro che intraprendono iniziative, dovranno prima chiedere lumi alla Soprintendenza, noi riteniamo che questo organismo non sia in grado di rispondere in tempi accettabili.

Allora ci sarà il blocco di tutto. Viterbo non potrà mai accettare che la Soprintendenza rallenti, o blocchi tutte le iniziative, negando risposte pronte e facendo attendere tempi biblici. Questo comportamento inaccettabile, soffocherebbe Viterbo e non lo potremmo mai accettare. Insomma una vera e propria spada di Damocle, appesa ad un tenue crine di cavallo.

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