Il 55enne aggredito da due ventenni viterbesi è ancora a Belcolle

Tentato omicidio in via della Pettinara, la vittima ancora in coma

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via della pettinara

Ancora in coma l’uomo aggredito in via della Pettinara e reso in fin di vita da un pugno. A distanza di mezzo mese dal fattaccio avvenuto accanto a piazza della Rocca, il 55enne di Allerona lotta ancora tra la vita e la morte. Dopo essere stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico alla testa, Giovanni Maria Farina è ancora all’ospedale viterbese di Belcolle.

I fatti sono accaduti nella serata del 13 ottobre scorso, in via della Pettinara. Ad aggredire Farina due giovani viterbesi di 19 e 23 anni, Michele Montalbotti e Roberto Vestri. I due sono difesi dagli avvocati Giuliano Migliorati e Giuseppe Sinatra. I quali sperano nella riqualificazione del reato da tentato omicidio in lesioni personali aggravate. I due sono già conosciuti dalle forze dell’ordine per droga e delitti contro il patrimonio: sono stati fermati e ora sono a Mammagialla.

Via della Pettinara, adiacente a piazza della Rocca

Sulla base degli approfondimenti compiuti dagli investigatori della polizia è emerso che i due autori dei delitti, ripresi dalla telecamera di videosorveglianza di un esercizio pubblico in via della Pettinara, all’atto di compiere l’aggressione e la contestuale rapina, sono risultati compatibili per fisionomia e corporatura ai due già noti in ambito viterbese per l’attitudine alla commissione di reati predatori con modalità violente.
I poliziotti hanno ottenuto il permesso da parte dell’autorità giudiziaria alla perquisizione personale e locale a carico dei sospettati. Qui, gli investigatori hanno rinvenuto gli indumenti indossati dai due fermati durante l’aggressione. I poliziotti hanno trovato inoppugnabili indizi di colpevolezza anche dai contenuti presenti sui cellulari dei due arrestati.

Il pubblico ministero Chiara Capezzuto li ha interrogati. Da qui, la piena confessione di uno dei due, che ha confermato la ricostruzione dei fatti compiuta con l’attività investigativa. Anche il giudice Francesco Rigato li ha sentiti nell’interrogatorio di garanzia successivo all’arresto. Uno degli accusati si è avvalso della facoltà di non rispondere, mentre l’altro ha collaborato.

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