Tentato omicidio nel centro d’accoglienza, Cassazione conferma la condanna

Giovane africano prese a sprangate un coetaneo in una struttura della provincia: il gip di Viterbo inflisse 4 anni e 8 mesi. Ora la pena è definitiva, respinta il ricorso della difesa del 22enne

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La Cassazione ha confermato la condanna in carcere per un africano che nel 2016 cercò di uccidere un ospite, come lui, di un centro d’accoglienza nell’Alta Tuscia. Il 22enne prese a sprangate un altro giovane e per fortuna fu fermato da altri ospiti della struttura.

La suprema corte ha detto “no” al ricorso presentato dalla difesa del giovane africano. Che era stato condannato sia in primo grado dal tribunale di Viterbo (fu il giudice per le indagini preliminari a comminare la pena) sia in appello.

I fatti risalgono a tre anni fa: l’ospite di un centro d’accoglienza della provincia colpisce la vittima in modo ripetuto in varie parti del corpo con un tubo di metallo. Arma che avrebbe potuto anche uccidere la vittima, che fu salvata dall’intervento di altri giovani accolti nel centro. La vittima subì delle fratture che comportarono il ricovero al pronto soccorso di Belcolle.

Per i giudici della Cassazione il movente del gesto era la vendetta del gambiano nei confronti della vittima. Anche chi gestiva la struttura confermò l’indole violenta dell’imputato. Infatti, il condannato era già stato segnalato alla prefettura per il suo comportamento aggressivo. La difesa dell’imputato aveva chiesto di mitigare l’accusa riqualificandola in lesioni personali, così da ottenere una riduzione della pena. Ma i giudici del terzo grado hanno rimarcato la condotta violenta dell’imputato, il quale se non ci fosse stato l’intervento provvidenziale di altri ospiti avrebbe continuato a colpire la vittima. Per questo, la decisione del gip di Viterbo è stata confermata anche in via definitiva.

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