Test sierologici a 75 euro: il nuovo business legato al coronavirus

La Regione ha individuato le strutture autorizzate ad effettuare l'esame, definito dal direttore dello Spallanzani utile " a buttare soldi"

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Test sierologici: al via, dal 13 maggio, il nuovo business legato al coronavirus: la ricerca di anticorpi, su prelievo di sangue venoso, per evidenziare chi è venuto a contatto con il virus Sars-CoV 2.

Da mercoledì scorso, con un’apposita determina, la Regione Lazio ha individuato, per ogni provincia, le strutture autorizzate ad effettuare questo tipo di esame.

Nella Tuscia vi è un unico centro pubblico (ospedale di Belcolle) e nove privati:

Casa di cura accreditata: CdC Salus srl (Viterbo) CLIA
Laboratorio analisi accreditato: Centro Diagnostico Diana srl (Vetralla) CLIA e ELISA
Gruppo Ippocrate srl CLIA
Laboratorio Analisi San Faustino srl (Viterbo) CLIA
Poliambulatorio Medico Specialistico dott. Rodolfo Manzi CLIA e ELISA
Laboratorio analisi autorizzato: Centro Analisi Falisco snc (Fabrica di Roma) ELISA
Centro Polispecialistico Giovanni Paolo II srl (Viterbo) ELISA
Laboratorio Analisi Eurolab s.n.c ELISA
Montalto Check-Up srl (Montalto di Castro) CLIA

La tariffa di riferimento a livello regionale è di 15,23 euro, ma in realtà i prezzi effettivi variano dai 35 fino ai 72 euro, per arrivare addirittura ai 120 euro della Lombardia.

Per un esame che, tra l’altro, fornisce solo delle indicazioni di massima che, in caso di positività, vanno comunque confermate da un tampone ospedaliero.

Come specifica infatti la determina di autorizzazione: “Il test sierologico  è effettuato in regime privatistico, con oneri non a carico del Sistema sanitario regionale (Ssr).

E’ effettuato a carico del Ssr quando eseguito in caso di sospetto diagnostico” ed è necessaria “la richiesta del medico del dipartimento di Igiene delle Asl o dallo specialista ospedaliero per i pazienti con sospetto Covid-19 ricoverati o in pronto soccorso”.

Insomma, un’altra corsa al guadagno per la gioia dei laboratori analisi oberati di appuntamenti.

Come ha spiegato, in maniera alquanto esaustiva, il direttore scientifico dell’Inmi Spallanzani di Roma, Giuseppe Ippolito, nel suo intervento alle audizioni informali su profili sanitari della cosiddetta Fase 2 (strategie anti e post Covid-19) della Commissione Igiene e Sanità del Senato .

“C’è una offerta spregiudicata di diagnostica sierologica di realtà private, ma ci sono realtà del Paese dove la percentuale di positivi non supera l’1%. Quindi fare questi test può significare buttare i soldi e non danno una patente di immunità”.

 

 

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