Le vergognose chat che inchiodano un sistema marcio

Toghe rosse, anche alcuni personaggi viterbesi nelle chat di Palamara

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Luca Palamara

Negli anni la sinistra italiana, forte di un’egemonia culturale che sembra non essere destinata a terminare in fretta, ha cercato di impadronirsi anche della giustizia. La parola “toghe rosse” infatti non è nuova a chi mastica politica, ed è anche entrata ufficialmente nell’enciclopedia Treccani. Tanto per far capire quanto in Italia si guardi il dito e non la luna, ogni volta si vanno a cercare pericolosi fascismi inesistenti quando il vero fascismo (o perlomeno quello che ci hanno descritto, dato che nessuno di noi lo ha vissuto) è già ben radicato da anni nella nostra società. E il suo capo non è certamente Matteo Salvini.

Tornando all’inchiesta de La Verità, il Pm (nonchè boss dell’Unicost) Luca Palamara, in una chat con il capo della Procura di Viterbo Paolo Auriemma, scrive un messaggio che rischia davvero di spazzare via per sempre questo sistema marcio e corrotto, ma andiamo per gradi.

Siamo ad agosto 2018, il governo gialloverde sembra viaggiare a gonfie vele e Salvini come ministro dell’Interno lavora incessantemente per bloccare l’arrivo dei migranti nei porti italiani, cosa inaccettabile e gravissima per la sinistra. Scoppia il “caso Diciotti”, la procura di Agrigento apre un fascicolo contro Salvini e l’opinione pubblica si scatena.

Paolo Auriemma, capo della Procura di Viterbo

Paolo Auriemma è perplesso e scrive a Palamara: ”Mi dispiace dover dire che non vedo veramente dove Salvini stia sbagliando. Illegittimamente si cerca di entrare in Italia e il ministro dell’Interno interviene perché questo non avvenga. E non capisco cosa c’entri la Procura di Agrigento”. La risposta di Palamara è secca e sconcertante: ”Hai ragione. Ma adesso bisogna attaccarlo”.

La discussione prosegue e Auriemma non smette di sollevare dubbi: per il magistrato viterbese potrebbe essere un pericoloso boomerang continuare ad attaccare Salvini sull’immigrazione. “Tutti la pensano come lui”, ”tutti pensano” che abbia ”fatto benissimo a bloccare i migranti”. Auriemma aveva capito che agli occhi degli italiani quello architettato da Palamara sembrava solo un goffo tentativo di bloccare il “Capitano”, infatti scrive: ”Indagato per non aver permesso l’ingresso a soggetti invasori. Siamo indifendibili. Indifendibili”.

Ma Auriemma non è l’unico personaggio viterbese ad essere entrato in contatto con Palamara. Anche Donatella Ferranti, ex deputata del Pd e ora giudice di Cassazione, messaggiava con lui.

Donatella Ferranti, ex deputata Pd e ora magistrato

La Ferranti, stando a quanto riportato da La Verità, “messaggiava con Palamara per sponsorizzare tre magistrati, e lui in Csm si è adoperato per la loro nomina”. Uno di questi tre “raccomandati” sarebbe Eugenio Turco, presidente della sezione civile del tribunale di Viterbo.

Anche qua siamo nel 2018 ma agli inizi di marzo, ultimi giorni da parlamentare per la Ferranti. “Ha uno specifico interesse per presidente sezione Viterbo”, scrive l’ex piddina a Palamara parlando di Turco. Qualche ora dopo la Ferranti aggiorna Palamara: “Ti manderà sms direttamente perché ha sciolto le sue perplessità… preferiva Roma, ma se a Roma non c’è possibilità meglio puntare su Viterbo”. Poi il pm indagato la tranquillizza: “Ho visto Eugenio (Turco n.d.r.) l’altro giorno e considerami al suo fianco”.

L’avvocato Eugenio Turco

Il 20 luglio la Ferranti scrive di nuovo a Palamara: “Luca cerca di chiudere tu le cose prima di andartene”, “Mi raccomando per tutto, anche Viterbo”. La deputata viterbese sembra essere preoccupatissima, tanto che il 13 settembre rimprovera il numero uno dell’Unicost:  “Non fare scherzi […] Mi sto battendo per nostro amico con molta esposizione… manteniamo le parole per favore ingiustizie non tollerabili… porta a casa anche Eugenio”. Palamara dice: “Eugenio già fatto: 5 a 1”.

Al momento, la giustizia (quella non rossa, si spera) sta cercando di far emergere la verità per scoperchiare un vaso di Pandora che abbiamo volutamente ignorato per troppi anni, considerare quindi a priori Palamara, Auriemma, la Ferranti e Turco colpevoli di qualche reato sarebbe scorretto e in pieno stile giustizialista. Ma una riflessione su tutto questo va fatta.

Salvini ieri in Senato ha detto: “Mi domando cosa fosse accaduto in quest’aula e fuori se quello che ho letto di magistrati contro di me fosse accaduto ad altri. Mi domando – ha continuato il “Capitano” – se sia normale in un paese democratico che qualcuno che dovrebbe amministrare la giustizia in nome e per conto del popolo italiano, usi queste parole nei confronti di un ministro della Repubblica e di un cittadino di questo paese. Mi fa specie che a sinistra, dove siete garantisti sempre e comunque, non avete detto una parola su quella che è una vergogna. Qualunque altro Paese al mondo avrebbe aperto un dibattito televisivo, pubblico e nazionale”.

Ed hai ragione, qualunque altro Paese. Non quello dove una fazione politica cerca di spodestare un ministro che sta facendo ciò per cui è stato eletto servendosi della magistratura, non quello dove si continua a guardare il dito anziché la luna.

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