Troppo silenzio sulle intercettazioni della chat dei magistrati contro Salvini

“Toghe rosse”, vergogna italiana! E chi dovrebbe agire finge di non vedere…

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Quello che emerge dalle ormai famose – anzi famigerate – intercettazioni di una chat di magistrati importanti svelate da “La Verità” mi dà una sensazione di schifo e di impotenza.

Il direttore Giovanni Masotti

La nostra democrazia oltraggiata in uno dei suoi valori fondamentali: la garanzia per un imputato – qualsiasi cittadino, al di là del ruolo che riveste – di un giusto processo. Dire che Salvini non ha commesso nessun reato, ma che va colpito lo stesso, e accompagnare questa gravissima asserzione con insulti rivolti alla sua persona, è la negazione stessa dei principi su cui si fonda la nostra Costituzione. Queste “toghe rosse” sono – da svariati decenni – protagoniste del ribaltamento della giustizia e del suo asservimento ai voleri di una parte politica: la sinistra. Questa non ristretta porzione della magistratura ha fatto deragliare il percorso della storia italiana e intende continuare sulla stessa strada perversa e ignobile. È una vergogna che nessuno, tra chi ci governa e chi presiede al nostro ordinamento e alle sue regole, senta il bisogno di intervenire e di porre fine a un cancro del genere. A protestare sono i soliti, inascoltati perché scomodi: il centro-destra, qualche ex-socialista, alcuni avvocati e giuristi illuminati, alcuni giornalisti non allineati. Non si può andare avanti così. Non si meraviglino lorsignori se a un certo punto la gente non ne potrà più e non riconoscerà più la legittimità delle nostre istituzioni fuorviate. Il malessere cresce. E non solo per i danni che ci provoca il Covid-19, ma anche per lo spettacolo indecoroso che offre una giustizia che scarcera i mafiosi e condanna gli innocenti.

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