Torna a riempirsi la “callara” del Bullicame

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Viterbo- La callara termale del Bulicame torna a riempirsi. A circa due chilometri da Viterbo, la sorgente di acqua sulfurea, che sgorga da un profondo cratere naturale a 58° di temperatura,  forma un laghetto da cui partono dei piccoli ruscelli d’acqua che alimentano delle vasche un tempo liberamente fruibili dai bagnanti, negli ultimi anni semivuoto e oggi di nuovo piene, anche se chiuse causa Covid.

Dante Alighieri, probabilmente passato da Viterbo durante l’anno santo 1300, cita questo posto dall’atmosfera surreale nel XIV canto dell’Inferno della Divina Commedia: Tacendo divenimmo là ‘ve spiccia /Fuor della selva un picciol fiumicello,/ lo cui rossore ancor mi raccapriccia./ Quale del bulicame esce il ruscello / che parton poi tra lor le peccatrici, / tal per la rena giù sen giva quello. Lo fondo suo ed ambo le pendici / fatte eran pietra, e i margini da lato. Dante paragona il ruscello che si dirama dal fiume di sangue bollente Flegetonte nel settimo cerchio dell’Inferno, quello riservato ai violenti,  alle acque che escono dal Bulicame di Viterbo.

Certamente rimase stupito dall’atmosfera  quasi magica creata dai vapori delle acque sulfuree che scorrono tra argini di pietra calcarea spesso di colorazione rossastra. Anche Michelangelo Buonarroti, passando dai Bagni di Viterbo in uno dei suoi viaggi a Roma (tra il 1496 e il 1536), fu colpito dalla bellezza delle Terme e ne fece due disegni a penna, che attualmente si trovano presso il Museo di Vicar de Lille in Francia.

Sito già conosciuto e apprezzato da Etruschi e Romani, è molto amato dai viterbesi, per le proprietà terapeutiche e curative. Il parco del Bullicame ora potrà essere riqualificato e custodito, riacquistando la bellezza di qualche tempo fa.

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