Torre Sant’Agostino, diminuiscono i bagnanti dopo il divieto di balneazione. Ma, attenti, i rischi ci sono. Eccoli…

In seguito al divieto, nella giornata di oggi si rilevano già i primi cali nella frequentazione della spiaggia, ancora aperta al pubblico

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Divieto di balneazione

Nella giornata di ieri dal comune di Civitavecchia è stato emanato un divieto di balneazione coinvolgente la zona denominata Frasca, località Torre Sant’Agostino.

A spingere le autorità civitavecchiesi a prendere i dovuti provvedimenti è stata la presenza in quantità anomale di un’alga tossica, la Ostreopsis ovata.

In seguito al divieto, nella giornata di oggi si rilevano già i primi cali nella frequentazione della spiaggia, ancora aperta al pubblico. Cerchiamo ora di capire i motivi per cui ignorare l’ordinanza emanata dal comune di Civitavecchia potrebbe non essere una “mossa saggia” e a quali conseguenze potrebbe incorrere il “bagnante spericolato”.

Palazzo del Pincio, sede del comune di Civitavecchia

La Ostreopsis ovata non è nuova alle coste italiane. Specie tipica dei climi tropicali, la sua presenza è stata per la prima volta segnalta nei mari dello stivale nel 1998 in Toscana, esattamente nella Costa apuana, in provincia di Massa Carrara. Probabilmente introdotta in maniera accidentale nel Mediterraneo per mezzo delle acque di zavorra delle navi, l’alga si è poi rapidamente diffusa anche sulle coste del litorale ligure e della Puglia.

Tra le conseguenze della tossina rilasciata da questo particolare tipo di alga tropicale, oltre a chiari danni alla flora e fauna marina, vi è il manifestarsi di stati irritativi delle mucose nelle persone venute con essa a contatto (irritazione congiuntivale, rinorrea, tosse, respiro sibilante, broncospasmo con moderata dispnea e febbre). La modalità di diffusione della tossina non è l’ingestione ma l’inalazione di aerosol marino, ovvero di microparticelle acquose in sospensione contenenti l’alga.

Per questo, oltre alla balneazione, sono sconsigliate la permanenza sull’arenile in caso di forti raffiche di vento (che potrebbero favorire il diffondersi della tossina irritante) ed’è sconsigliata la consumazione di molluschi e frutti di mare prelevati dalla zona interessata.

 

 

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