Totti e Camilli, due bandiere umiliate e stracciate. Si vergogni chi ha provocato questi addii!

Il Capitano se n'è andato. Il Comandante sta per andarsene. Li hanno costretti ad andarsene! Gli hanno sbattuto la porta in faccia e li hanno umiliati. Ingiusti e imbecilli...

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totti camilli
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Me ne infischio altamente se qualcuno penserà che sono esagerato e fuori misura, preso da chissà quale sacro fuoco. Fatto sta che io, romano di nascita e viterbese d’ adozione, radici e passato nella capitale/cuore e presente nella città dei Papi, sono stranito e infuriato per due casi – apparentemente lontani un miglio – che gridano entrambi vendetta. Di fronte ai quali urlo la mia protesta e non nascondo di provare una sensazione che si avvicina allo schifo. Parlo delle vicende inique che – fatte le debite proporzioni – hanno colpito Francesco Totti a Roma e Piero Camilli qui a Viterbo. Due bandiere che si ammainano a causa della cecità e del disinteresse di chi questi due vessilli avrebbe dovuto tenerseli cari. Sostenerli. Incoraggiarli. Ringraziarli. Accarezzarli. Valorizzarli. E invece no. Tutto il contrario!

Il Capitano se n’è andato. Il Comandante sta per andarsene. Li hanno costretti ad andarsene! Gli hanno sbattuto la porta in faccia e li hanno umiliati. Ingiusti e imbecilli… La Roma “amerikana” di James Pallotta, approdato dalle parti del Colosseo solo per lucrare sul mega-centro commerciale e sugli insediamenti residenziali che avrebbe edificato attorno al nuovo stadio, ha perseguitato e ridicolizzato Francesco “de’ noantri” fino a provocargli le lacrime e il rifiuto. Che vergogna essere arrivati a questo! Vattene tu, Pallotta, rovina giallorossa.

E a Viterbo? Non crediate che sia accaduto qualcosa di molto diverso. Hanno fatto sentire Camilli straniero in patria. L’ hanno lasciato solo a combattere come un leone ferito. Quest’ uomo (“non sono un santo, Giovanni – mi chiosava al telefono – c’ ho provato fino all’ ultimo, ora basta”) non è mai stato simpatico al miope e invidioso establishment cittadino. Rispettato sì, ma temuto e tenuto da parte perché scomodo e verace. Le amministrazioni comunali non hanno mai compiuto un passo per venire incontro alle esigenze della società gialloblu’. Solo adesso lacrime di coccodrillo. Ma anche i tifosi hanno le loro colpe. Solo poche centinaia di fedelissimi (onore a loro) hanno amato e seguito la Viterbese nel bene e nel male. Nel successo e nella sconfitta. Nel tripudio e nell’ amarezza. Stadio semivuoto. Pochissimi in trasferta. E’ mancato il calore. Tranne a ritrovarlo al momento del trionfo in Coppa Italia. Troppo facile… E ci si è messa anche la Lega calcio con la delirante e punitiva sentenza seguita alla sceneggiata dell’ ineffabile presidente dell’ Arezzo. Piero non ne ha potuto più. Come dargli torto? E ora rischiamo che arrivi il 24 giugno e che la squadra non venga iscritta al campionato.

Fine dei giochi… Pazzesco. Ma ci si faccia un esame di coscienza! Mentre, la stagione prossima, la Roma rischia di sperimentare una nuova (insolita) triste esperienza: vivacchiare nell’ indifferenza di tutti coloro che il giallorosso non lo avevano mai ripudiato e che ora sono invece tentati di staccarsene. Ecco quello che si rischia a cancellare e offendere i simboli. Che pena! E che danno!

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