Tra campo e stadio, quanti problemi per la Viterbese! Camilli: “Da qui in avanti parlo solo io”

Una sconfitta che ancora brucia. Il risveglio della Viterbese è uno dei peggiori, dopo la batosta subita ieri in casa dal Rende.

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Una sconfitta che ancora brucia molto. Il risveglio della Viterbese è uno dei peggiori, dopo la batosta subita ieri in casa dal Rende. Un 3-1 che fa male per come è maturato, frutto di una prestazione non all’altezza di quanto di buono è stato fatto vedere dalla squadra in campo quest’anno. Poco carattere, tanta stanchezza e un gioco privo di qualsiasi efficacia.

Ma è un 3-1 che fa male, e non poco, anche alla classifica. Quella di ieri è la terza sconfitta consecutiva in campionato, dopo Cavese e Potenza. Risultati negativi che hanno lanciato la Viterbese fuori dalla zona play-off, con il rischio di essere estromessi che ora è più che concreto. Una posizione incredibile se si pensa a quel periodo di forma in cui si prospettava anche il quinto posto, ma la Viterbese può e deve ancora crederci, considerando che deve anche recuperare una partita. Sono due, allora, le giornate che mancano alla conclusione per i gialloblù. Due trasferte, mercoledì a Catanzaro, domenica a Pagani, partite in cui la squadra è chiamata a raccogliere più punti possibili per scavalcare Cavese e Rende e centrare i play-off.

La prestazione di ieri ha lasciato insoddisfatto anche il patron Piero Camilli. Alla fine del match, infatti, non è stato, come di consueto, Antonio Calabro a presentarsi ai microfoni, ma proprio Camilli. Dichiarazioni mai banali quelle lasciate dal presidente. “Da qui in avanti parlo solo io – afferma – finiamola con esaltazioni e processi. Non sono contento del risultato, della prestazione e di come è stata messa la squadra in campo. Anche oggi non mi è piaciuto l’arbitraggio, ma è mancata rabbia e cattiveria.”

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Non c’è solo il campionato, però, per la Viterbese. L’attesa è per la finale di ritorno di Coppa a Viterbo contro il Monza, dopo la sconfitta per 2-1 dell’andata. Normale che le attenzioni siano rivolte anche all’8 maggio. “Ci è rimasta solo la Coppa Italia da provare a vincere e non sarà facile – continua Camilli – per la finale servirà avere la rabbia che ho io.”

Dai risultati in campo allo stadio, i problemi non sono finiti qui per la Viterbese e per il presidente. Oltre al momento negativo in campo, infatti, c’è da risolvere la situazione legata al “Rocchi”, in particolare ai seggiolini della tribuna. A questo proposito, la Lega Pro ha varato dei nuovi criteri riguardo le infrastrutture delle società iscritte per il 2019/2020. Criteri che obbligano ogni stadio ad avere i seggiolini delle tribune numerati, fissati al suolo, costruiti con materiale ignifugo e dotati di uno schienale di altezza minima di 30 cm. Misure che comportano una modifica di tutti i posti a sedere del “Rocchi” entro il 24 giugno, pena l’esclusione dal prossimo campionato.

Sono necessari degli interventi, quindi, allo stadio, per far si che sia in regola per le nuove normative della Lega Pro. Ma qui torna a galla il solito problema che ha afflitto la gestione Camilli, chi deve intervenire? Comune o Regione? Come spesso è successo, le due amministrazioni proveranno a rimandare all’altra la titolarità dell’intervento, senza venirne a capo. Situazione che rischia di far perdere ancora di più la pazienza al presidente Camilli, già contrariato dalle difficoltà incontrate negli anni della sua gestione. “Abbiamo fatto miracoli per anni – dice Camilli – la situazione logistica a Viterbo è vergognosa, non è possibile fare calcio qui, ci vogliono campi e infrastrutture.”

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