Come sta affrontando il Covid la società italiana? Il commento di Paolo Capitini

Tra Coronavirus e delazione, parla il generale Capitini: “La calunnia è un venticello”

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Ph. Der Spiegel

Di Paolo Capitini

Nel tripudio di disinformazione e di martellante ossessione algebrica sui morti, i contaminati, i guariti, gli indici e le curve ad alimentare sta riprendendo vigore il venticello della delazione. Niente di nuovo, per carità; la spiata a danno dei vicini è usanza nazionale consolidata, almeno quanto il caffè e la salsa di pomodoro. Tuttavia viene da chiedersi se non sia proprio lo smarrimento collettivo, il senso di disorienta precarietà e in genere il non sapere che fare a favorirla.

E’ sufficiente un breve giro per i social per constatare come la genia delatoria abbia tratto nuovo vigore dal rinvigorito clima d’allarme che il governo ha pensato bene di rievocare dopo l’ultima clausura invernale. Segnalatori, denunciatori, fotografi da balcone, videomaker da whatsapp sono scatenati nella caccia ai refrattari della mascherina, ai vecchietti che ancora s’azzardano a oltrepassare il pianerottolo, ai fidanzati che al protocollo “Romeo&Giulietta” e al loro distanziato balcone preferiscono tenersi per mano e magari scambiarsi un bacio sebbene … non ancora uniti nel sacro vincolo del matrimonio. Per tutti gli occhiuti osservatori da davanzale invocano pene durissime; l’intervento dei sindaci, dei vigili, dei carabinieri o, fosse necessario, anche dell’inquisizione. Certo, il comportamento demenziale dei negazionisti non aiuta a rasserenare gli animi, ma il tutto testimonia di un fenomeno ancora più grave: la perdita del senso comune e del normale discernimento, quello che non ti fa tuffare in mare se non sai nuotare o infilare la mano nell’acqua bollente, anche senza espliciti divieti.

Impegnati come siamo ad abbaiarci addosso e a lanciarci addosso reciproci esperti in pochissimi ci siamo resi conto delle tante, troppe cose che non vanno. Qualcuno trova forse normale che a Roma si debbano passare dodici ore in auto per potersi fare un tampone? E vi sembra altresì rassicurante che ancora oggi la rete dei medici di medicina generale sia rimasta con procedure sostanzialmente identica a quelle d’inizio pandemia? Malgrado ogni professione di fiducia non trovo affatto rassicurante che il mio medico di base si sia trasformato in un call center che elargisce buoni consigli, tachipirina e brodino di pollo. Qualcun altro si sente forse protetto dalla emiparesi dell’intera rete ospedaliera nazionale? Da nord a sud si è così tanto concentrati sul covid da dimenticarsi dei cittadini affetti da patologie ahimé non riferibili al morbo di moda.

Il governo o fazioni di esso sbandierano confortanti dati sulle nuove terapie intensive, ma neppure una voce per dirci come dovremmo comportarci se, malauguratamente, ci sentiamo male o si hanno due linee di febbre. Si va al pronto soccorso? Si rimane a casa? Chiamiamo l’ambulanza? Telefoniamo al medico di base che ci viene a visitare? Provate voi a porre queste semplici domande a chi con sguardo torvo vi osserva se la mascherina vi è calata pericolosamente sotto la narice sinistra oppure a coloro che da dietro le finestre controllano se state rispettando il programma da allenamento per la finale olimpica oppure state imprudentemente passeggiando.

A questi volenterosi concittadini, ormai in possesso di ogni risposta, evidentemente non importa di porsi domande. Forse perché se lo facessero sarebbero chiamati a reagire a questo gigantesco gioco di prestigio, una sorta di “operazione Silvan”, in cui sembra deciso di concentrare l’attenzione di tutti sulla mascherina, sulla passeggiata, sulla sanificazione della mani per no vedere come questi mesi siano trascorsi in una fatalistica inerzia organizzativa, interrotta da idee brillantissime come quella della App “Immuni”, dei monopattini, dei comitati di esperti alla Gelao (che fine ha fatto?) dei banchi a rotelle e dei vaccini si, no, forse. Dell’azione di guida tranquilla e sicura, primo dovere di chi amministra un qualsiasi gruppo, fosse anche un condominio, non se ne ha traccia. Aspetto quindi fiducioso che magari a qualcuno venga in mente di sostituire gli autobus con le mongolfiere.

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