TRADIZIONI E PERSONAGGI DELLA TUSCIA – Ricordiamo un viterbese viterbese: Alfio Pannega

355

Tra pochi giorni, il 30 aprile, ricorrerà l’anniversario della scomparsa di Alfio Pannega, avvenuta nel 2010. Lo ricordano in molti ” ‘l poro Alfio”, che, con il suo carretto, girava per le vie di Viterbo, raccogliendo cartone e vecchi imballaggi. Ebbe una vita povera e travagliata e fece molti umili mestieri in campagna e in città.
Eppure lui, ultimo fra gli ultimi, con la sua dignità e la sua saggezza, fu per i viterbesi un maestro nella lotta in difesa dei diritti, della cultura (leggeva molto e sapeva la Divina Commedia a memoria), della libertà individuale.

Alfio Pannega nacque a Viterbo il 21 settembre 1925, figlio della Caterina (detta Caterinaccia), il cui vero nome era Giovanna, donna popolana della quale oggi in città si narrano ancora i modi di dire e le vicende, morta a ottantaquattro anni nel 1974. Dopo gli anni di studi in collegio, Alfio visse con la madre fino alla sua scomparsa. Per diversi anni abitarono in una grotta poi egli andò a vivere in una casetta a Valle Faul, aspettando, invano, l’assegnazione di una casa popolare.

Lavorando “in mezzo ai butteri della Tolfa”, si appassionò di poesia e fu un sensazionale poeta a braccio di ottave di endecasillabi.

Conosceva le erbe spontanee e spesso si nutriva di quelle (cicoria, erbe di campo, topinambur).
Nel 1993, dopo la nascita del centro sociale occupato autogestito nell’ex gazometro abbandonato, ne diventa immediatamente protagonista. Un viterbese viterbese, umile, buono, generoso e colto.
Ha amato Viterbo, ma non tutti in città lo hanno aiutato e amato
E’ morto il 30 aprile 2010.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui