Traffico banane, decisione entro marzo

Il destino del traffico delle banane che arrivano nel porto di Civitavecchia è legato ad una promessa-impegno dell’Autorità di sistema portuale.

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Civitavecchia

Il destino del traffico delle banane, quelle che arrivano nel porto di Civitavecchia a bordo di container dal centro America grazie all’accordo tra il Civitavecchia Fruit Forrest Terminal e Chiquita, è legato ad una promessa-impegno dell’Autorità di sistema portuale.

Dopo le polemiche della scorsa estate, sopite dopo l’ordinanza emessa dall’Adsp che consente l’attracco alla banchina pubblica dove sono presenti le celle frigorifere, segnali positivi sono arrivati dal “Fruit Logistic” di Berlino. La presenza all’importante fiera dell’ortofrutta dell’Authority e del Cfft è riuscita nell’intento di rassicurare i grandi gruppi come Chiquita.

L’impegno preso dalla segretaria generale di Molo Vespucci Roberta Macii di trovare a breve una soluzione definitiva per lo sbarco della frutta del gruppo internazionale, è stata accolta positivamente dei vertici di Chiquita Italia e Chiquita Mondiale, che ora attendono una risposta dall’ente portuale entro il mese di marzo. Ovvero attendono di sapere di poter contare su una banchina, la 24, (ora utilizzata con una specifica ordinanza temporanea) per far arrivare la propria merce e magari portare anche altri traffici.

L’unica soluzione che al momento pare attuabile è trasformare la banchina pubblica in un terminal “multipouropse” ricorrendo ad un adeguamento tecnico funzionale del Piano regolatore portuale. Una scelta che d’altro canto proprio in queste settimane stanno attuando anche altre Adsp come Genova, che per l’adeguamento del Terminal rinfuse in container e rotabili ha ottenuto anche il via libera del Consiglio superiore dei Lavori Pubblici. Insomma una situazione che va chiarita in tempi celeri, sia per non perdere un cliente di milioni di euro come Chiquita, che per non incorrere nei problemi che proprio in queste ore stanno interessando invece il porto di Livorno, dove l’eccessivo utilizzo di ordinanze temporanee è finito nel mirino della magistratura ed ha portato al commissariamento dell’ente.

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