Trattati come schiavi: 150 euro al mese per lavorare 10 ore al giorno nei boschi

Un imprenditore 60enne è stato arrestato dai carabinieri di San Lorenzo nuovo per sfruttamento del lavoro e caporalato

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Fa lavorare per un anno tre migranti del vicino centro d’accoglienza, e ora un falegname di Acquapendente è in carcere. Li pagava dai 150 ai 200 euro al mese per oltre 10 ore di lavoro quotidiane nei boschi, in condizioni precarie e in assenza di sicurezza sul lavoro.

Un imprenditore 60enne è stato arrestato dai carabinieri di San Lorenzo nuovo per sfruttamento del lavoro e caporalato. L’operazione è stata coordinata dalla compagnia dei Carabinieri di Montefiascone del capitano Antonino Zangla.

L’accusato gestisce una falegnameria ad Acquapendente. I fatti oggetto di indagine vanno dal luglio 2018 al giugno di quest’anno. E vedono come presunte vittime dei giovani migranti del centro di San Lorenzo nuovo. I tre avevano estremo bisogno di lavorare, e per questo sono stati sfruttati dall’imprenditore: ne sono convinti alla procura di Viterbo, dove sono titolari dell’indagine il procuratore capo Paolo Auriemma e il magistrato Massimiliano Siddi.

Dalle istituzioni arriva il plauso alle forze dell’ordine: “Un ringraziamento all’arma dei carabinieri che, a Viterbo, ha messo fine a un sistema di sfruttamento nel settore della lavorazione del legno – dice l’assessore regionale al Lavoro Claudio Di Berardino -. Come spesso capita in questi casi, le vittime sono persone che si trovano in una situazione di estrema fragilità e bisogno economico”.

L’assessore aggiunge: “Abbiamo aperto un tavolo con le parti sociali affinché la legge contro lo sfruttamento in agricoltura, di cui la Regione Lazio si è dotata, sia estesa anche in altri settori. Inoltre – conclude Di Berardino -, vorremmo estendere la sperimentazione avviata a Latina anche nelle altre province del Lazio, e per questo chiederemo un incontro con le parti e con i territori nell’interesse sia dei lavoratori che delle aziende sane”.

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