Le rivelazioni dell'intelligence statunitense gettano nuove ombre sulla reale origine del virus che ha cambiato per sempre le nostre vite

“Tre virologi cinesi malati di Covid a novembre 2019”: il virus è nato in laboratorio?

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Per mesi ci siamo interrogati su quale fosse la reale origine del Covid-19, il virus che all’inizio del 2020 ha cambiato per sempre le nostre vite. Nel frattempo siamo nel 2021, è passato quasi un anno e non abbiamo ancora conferme tangibili, né dalla scienza e nemmeno dal governo di Pechino.
Ieri, nella serata italiana, è uscita però una vera e propria bomba dalla redazione del Wall Street Journal. Secondo quanto rivelato dal popolare quotidiano americano, tre virologi cinesi si sarebbero ammalati gravemente nel novembre 2019, al punto tale da richiedere cure ospedaliere.
Il Wall Street Journal afferma di rifarsi ad un rapporto dell’intelligence statunitense che, fino a ieri, era stato tenuto top-secret.
Se quanto rivelato dal quotidiano d’oltreoceano e dai servizi segreti a stelle e strisce fosse vero, le voci che parlavano del Covid come “un virus scappato dal laboratorio” potrebbero essere fondate.
Fin da subito l’ipotesi del virus artificiale era stata bollata – forse troppo frettolosamente – come complottista e la medicina si era concentrata su altre piste.. Quella principale, seguita dai virologi dell’intero globo, era quella del pipistrello, anche se qualcuno parlava del pangolino come possibile portatore del Covid.
Proprio pochissimi giorni fa Anthony Fauci, l’immunologo della Casa Bianca e direttore del National Institute of Allergy and Infections Diseases (Niaid), aveva dichiarato a SkyTg24: “Questo coronavirus non so da dove sia uscito, non ancora, probabilmente non da un laboratorio ma abbiamo bisogno di un’investigazione più profonda per scoprire esattamente cosa fosse”. E aveva aggiunto: “È importante che si faccia un’indagine indipendente, oggettiva, non di parte”. Dieci giorni fa, poi, in un articolo pubblicato dalla rivista “Science”, una ventina di scienziati attivi in alcuni dei più prestigiosi poli di ricerca del mondo, suggerivano di non escludere con certezza che all’origine della pandemia vi fosse stata una fuga del Coronavirus dal laboratorio di virologia di Wuhan. Insomma, un incidente. In particolare gli scienziati avevano criticato l’Oms, rea, secondo loro, di essersi “accontentata” dei dati forniti dall’Istituto di Wuhan e di non aver effettuato “un’indagine basata su elementi scientifici, corretta ed accurata”. All’inizio di quest’anno l’Oms aveva infatti svolto un’indagine con i propri esperti che si sono recati a Wuhan e nel rapporto conclusivo aveva scritto che l’ipotesi dell’incidente, cioè quella della fuga dal laboratorio, era “estremamente improbabile”.
Nel frattempo, USA e Cina si scambiano pesanti frecciatine. L’amministrazione Biden sta chiedendo con forza di indagare a Whuan, mentre il governo di Pechino ha avanzato perfino l’ipotesi che il virus possa aver avuto origine fuori dalla Cina, precisamente in un laboratorio della base militare di Fort Detrick nel Maryland, chiedendo all’Oms di indagare sui primi focolai di Covid-19 in altri Paesi. Ipotesi, quest’ultima, scartata dalla maggior parte degli scienziati e, ovviamente, anche dalla Casa Bianca, secondo cui non ci sono basi credibili in base alle quali far partire un’indagine.
C’è infine una coincidenza che sta facendo discutere, soprattutto in America. Potrebbe essere un caso che i membri di uno stesso team che lavorava a contatto con il virus siano stati ricoverati in ospedale tutti con gli stessi sintomi e, oltretutto, poco tempo prima che il virus fosse stato identificato? Secondo David Asher, ex funzionario degli Stati Uniti che ha guidato una task force del Dipartimento di Stato sulle origini del virus per l’allora segretario di Stato Mike Pompeo, la malattia dei ricercatori potrebbe rappresentare “il primo cluster conosciuto” di casi da Covid-19.

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