Stefano Anastasìa, garante dei detenuti del Lazio e dell’Umbria: “Probabilmente per un abuso di alcol e farmaci”

Trentottenne trovato morto a Mammagialla

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Mammagialla, il carcere di Viterbo

VITERBO – Un uomo di 38 anni è stato trovato morto nel carcere di Mammagialla. A darne notizia è Stefano Anastasìa, il garante dei detenuti del Lazio e dell’Umbria.

“A Viterbo – spiega – in carcere è stato trovato morto un uomo di trentotto anni, probabilmente per un abuso di alcol e farmaci”. Per far luce sui suoi ultimi istanti di vita, sottolinea, “com’è di prassi, ci saranno accertamenti disposti dall’autorità giudiziaria”.

Quelle del primo agosto e del 31 luglio sono state giornate nere per i penitenziari della regione, dove nell’arco di 48 ore si sono registrati tre decessi.

“Ieri (martedì ndr) – rende noto il garante -, la notizia di un suicidio a Rebibbia femminile, di una donna con problemi di dipendenza e che aveva manifestato insofferenza e aggressività nei confronti degli operatori penitenziari, ma mai di sé stessa. Domenica scorsa, nel reparto di medicina protetta dell’ospedale Pertini, è morto un uomo di cinquantasei anni, già detenuto a Velletri, dove gli era stato trovato un tumore in stadio avanzato contro cui non è stato possibile fare nulla, se non accompagnarlo verso la fine, sperando (peraltro senza riuscirci, per le solite farraginosità burocratiche) di consentirgli di spegnersi in un hospice, in condizione di detenzione domiciliare.

A Viterbo, invece, in carcere è stato trovato morto un uomo di trentotto anni, probabilmente per un abuso di alcol e farmaci. In ciascun caso, com’è di prassi, ci saranno accertamenti disposti dall’autorità giudiziaria. Per ognuno di essi ne ho avuto notizia dai dirigenti sanitari che, in particolare nel caso della morte annunciata del paziente del Pertini, hanno fatto di tutto per alleviargli le sofferenze e per consentirgli di morire (quasi) in libertà”.

“Certo, per ognuna di queste morti bisognerà rivedere cosa è stato fatto e cosa di meglio si sarebbe potuto fare, e rivedere i protocolli conseguenti, ma salvo che dalle indagini disposte dall’autorità giudiziaria non emergano fatti nuovi, non serve cercare colpevoli a goni costo di tragedie che, purtroppo, sono all’ordine del giorno nelle nostre carceri. Il problema – conclude Anastasìa -, sono, appunto, le nostre carceri, costrette a essere luoghi di contenzione del disagio e della sofferenza psichica, ospizi dei poveri, spesso insopportabili fino all’abuso di sostanze“.

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