Troppe bugie sulla nuova legge per la “legittima difesa”: ecco la verità!

Tra le grandi questioni che infiammano il dibattito nazionale, la proposta di legge cd “Legittima difesa” occupa un posto di primo piano.

Da mesi leggiamo e ascoltiamo continuamente commenti su questo tema tanto controverso, promesso dalla “Lega Salvini premier” in campagna elettorale e sostenuto e gradito anche dal resto del centro-destra (Forza Italia e Fratelli d’Italia). Abbiamo visto, infatti, quanto e’ stato largo il consenso ottenuto nel voto espresso dalla Camera dei Deputati…

Ma qual’è effettivamente la portata di questa legge? Commentatori politici contrari all’ iniziativa della Lega, assistiti da “sapientoni” (ma non tecnici di materie giuridiche), pretendono di dimostrare l’ inutilità della nuova legge, in quanto il concetto di legittima difesa come “discrimine” di una condotta penalmente rilevante era già presente nel codice Rocco promulgato negli anni ’30, in piena era fascista.

Questo concetto, cosi’ come attualmente normato dall’art.52 del C.P., prevede una valutazione circa la proporzione tra l’offesa e la difesa, quindi lascia ampio margine di interpretazione a chi deve giudicare le gravi fattispecie di un omicidio o anche di lesioni gravissime commesse da qualcuno portato a reagire a un’ offesa recata a un diritto proprio o altrui.

Il concetto di proporzione tra offesa e difesa non è un concetto giuridico, ma solo una valutazione personale e quindi “arbitraria”. Perché ciascuno di noi – naturalmente – ha cultura, attitudine, storia indivifuale e sensibilità diverse. Per alcuni, uccidere un uomo per difendere i propri beni da un’ “offesa” è inaccettabile, è il colmo.

Per altri – in un contesto di pericolo – non è affatto cosi’. Nella nostra tradizione culturale, per esempio, da secoli l’attaccamento per le cose in proprietà, anche meno preziose, anche futili, è sovrano e prioritario. Ma pure per i comunisti nostrani – alla radice, cioè ideologicamente, sostenitori della proprietà collettiva – la propria casa, la propria terra e la propria “roba” sono sempre state un totem dal quale non ci si è mai discosti. Per altre culture, distanti dalla nostra, l’attaccamento alle cose in proprietà può essere diverso e minore. Quindi la valutazione della proporzione tra offesa e difesa dettata dalla legge vigente (ripetiamo l’ art. 52 c.p. codice Rocco) non può che essere – ripetiamo – personale.

Proprio questa “personalità” di interpretazione ha reso possibile che ci siano stati magistrati che hanno condannato qualcuno perchè non hanno considerato riferibile alle sue condotte la possibilità di applicare la “scriminante” della legittima difesa.

Altri magitrati, invece, hanno giudicato in maniera opposta. Cosi’ come alcuni coraggiosi Pubblici Ministeri non hanno nemmeno rinviato a giudizio il difensore delle sue cose care giunto alle estreme conseguenze. Proprio a Viterbo, molti anni fa, ci fu un caso clamoroso di proscioglimento per legittima difesa! Allora, per sgomberare il campo dalle interpretazioni soggettive e strumentali, va sottolineato che la nuova legge “in itinere” non istituisce alcuna nuova concezione della disciplina della legittima difesa – che resta invariata – ma la integra proponendo una presunzione favorevole di legittima difesa. Detto in soldoni, si supera il problema della proporzionalità e si offre un’ interpretazione univoca delle condizioni in cui si è verificata un’ ipotesi di legittima difesa anche mediante uso di armi, non sempre da sparo.

Sia chiaro: l’ Italia non si riempirà di nuovi “pistoleri”, perchè le stringenti regole per il porto e il possesso di armi restano invariate. Nessun abuso per l’ utilizzo di esse, ma solo la specificazione esatta – che mancava – delle condizioni di legittimo impiego per respingere un’offesa. A testo definito, dopo la conversione in legge, ci riserviamo di meglio precisare e commentare.

Da alcune parti si è obiettato anche che – così facendo – con la nuova legge verrebbe sottratta di fatto al magistrato inquirente la possibilità della conoscenza di fatti in cui è stata presente un’ipotesi di legittima difesa. Nulla di più inesatto. Per ogni fatto in cui è possibile ravvisare un reato c’è l’ obbligo di rapporto della polizia giudiziaria alla Procura competente. Quindi, come sempre, ogni fatto sarà sempre e comunque recato alla conoscenza della magistratura. Solo che quest’ultima, in virtù della nuova legge, si trova già davanti una canalizzazione di giudizio che può subito portare all’archiviazione del fatto.

Non si tratta assolutamente, dunque, di un “salvacondotto” per sparatori abusivi, che potranno facilmente trincerarsi – è la critica – dietro il paravento della nuova legge. Perché sarà sempre un magistrato a delibare la loro condotta.

Non è vero che si potrà facilmente perpetrare ogni sorta di abuso, facendola poi tranquillamente franca! Lo scopo della legge è la protezione e la tranquillità da parte dei tanti – che da sempre hanno in casa mezzi di reazione all’ altrui offesa – di non diventare oggetto di percorsi giudiziari lunghi ed estenuanti, che spesso alla fine sfociano nel riconoscimento di una legittima difesa, come si è già verificato in numerisi casi.

Una buona legge, perciò, a mio avviso.

 

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