Truffa da mezzo milione all’Inps di Viterbo, in 15 rinviati a giudizio

Accusati di aver falsificato documenti su pensioni e riscatto lauree, l’Istituto di previdenza si costituisce parte civile

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L'INPS di Viterbo

Tutti rinviati a giudizio i furbetti dell’Inps. Sono i 15 imputati alla sbarra per presunte pratiche pensionistiche di favore e per opachi riscatti delle lauree.

Tra questi – che dovranno presentarsi dal giudice monocratico Giacomo Autizi il 14 maggio prossimo per la prima udienza dibattimentale, e sono accusati a vario titolo di truffa e falso – c’è anche il presidente del Sodalizio dei facchini, Massimo Mecarini, e due politici: l’ex consigliere regionale Pd Giuseppe Parroncini e l’ex sindaco di Ronciglione Massimo Sangiorgi.

Sul processo aleggia come un avvoltoio la prescrizione: per gli undici presunti beneficiari delle pratiche poco ortodosse e per i quattro dipendenti, il tempo potrebbe arrivare a prescrivere tutto. I fatti risalgono al 2011. Le indagini della guardia di finanza partirono sei anni fa.

In ogni caso, secondo la procura – si occupa del fascicolo la pm Paola Conti – l’Inps sarebbe stata truffata per circa mezzo milione di euro, da cui la costituzione di parte civile dell’Istituto nazionale di previdenza sociale. Gestione clientelare delle pratiche per arrivare a una pensione più alta o per arrivarci senza averne i requisiti. Quindi le accuse di truffa e falso.

Tra gli avvocati degli imputati ci sono Luca Paoletti, Luigi Sini, Giovanni Labate, Massimo Pistilli, Marco Sabatini, Marco Valerio Mazzatosta, Francesco e Roberto Massatani.

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