Scagionato dalle accuse di collusione con i russi, il presidente americano Donald Trump ora non ha più nessun ostacolo che si frappone alla sua rielezione alla Casa Bianca.

I Democratici che  avevano puntato gran parte della loro rimonta proprio sul Russiagate, ora si trovano spiazzati. Non avendo ancora un leader forte da contrapporre a Trump è soprattutto mancando di una piattaforma programmatica convincente, hanno davanti una lunga traversata nel deserto di qui alla prossima tornata elettorale.

Il rapporto di Mueller che sbianchetta Trump dalla macchia di aver tessuto un rapporto
inappropriato con Mosca, restituisce nuova verginità al presidente e inevitabilmente non può non avere un impatto sullo scenario internazionale.

L’alternativa Dem si allontana e l’Europa deve fare i conti con un presidente che molto
probabilmente sarà in sella per altri cinque anni. È questo uno scenario che l’Unione e l’Italia non potranno ignorare nella politica economica e nelle alleanze. Trump esce dal Russiagate rafforzato e in un momento cruciale per gli equilibri commerciali, con la Cina in piena strategia di conquista di nuove aree di influenza.

La Via della Seta diventa una strada sdrucciolevole e piena di insidie soprattutto per l’Italia che si trova in posizione centrale rispetto ai corridoi infrastrutturali e alle autostrade di business, disegnati dal progetto di Pechino.

La visita del vicepremier Di Maio a Washington ha avuto l’obiettivo di rassicurare Washington che qualsiasi accordo con i cinesi sarà pesato e vagliato nel dettaglio. Nulla deve compromettere i rapporti con gli Stati Uniti e spostare il baricentro europeo verso Oriente.

Ma Washington, il Dipartimento di Stato e il Pentagono continuano a guardare con sospetto al memorandum tra Roma e Pechino e si riservano di valutare le misure che saranno prese dal nostro Paese per garantire la sicurezza della nuova rete Internet 5G, se verrà affidata a Huawei o ad altre società cinesi. Stesso discorso per i porti di Genova e Trieste.

Intanto Di Maio si è impegnato con il segretario al Commercio Wilbur Ross per favorire l’aumento delle esportazioni americane in Italia. È probabile che nella visita si sia an he parlato della vendita di shale gas. Poi ci sono i capitoli delle forniture militari, delle turbine per l’aviazione e del gas, con l’Eni in prima fila grazie agli ottimi rapporti stabiliti con il ministro dell’Energia Rick Perry.

Nell’agenda dei colloqui non è mancato il dossier Alitalia. Delta è disponibile a salire al 10% nel capitale. L’amministrazione Trump, però, chiede informazioni sull’eventuale ruolo di alcune compagnie cinesi, come la «China Eastern» che per altro è già partner di Delta nell’alleanza SkyTeam.

La visita di Di Maio è servita a ribadire che il memorandum di accordo con la Cina non muta i rapporti commerciali con gli Stati Uniti. Non a caso l’intesa con il Presidente Xi Jimping è una cornice che va riempita di contenuti e il Capo dello Stato Mattarella ha inviato un messaggi più o meno espliciti che il Colle seguirà la partita in modo vigile.

Il rafforzamento di Trump dopo che il Russiagate si è rivelato una colossale fake, impone la
rivisitazione della politica commerciale con la Cina da parte dell’Europa. Se come è probabile, Trump si avvia verso un altro mandato, e quindi il braccio di ferro con Pechino dovesse diventare più duro, i Paesi della UE non potranno procedere in ordine sparso negli accordi con Pechino.

Una strategia europea è necessaria e urgente. L’occasione potrebbe venire proprio con l’elezione del nuovo Parlamento.

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