Tuscia, è allarme edilizia: in 6 anni persi 2100 posti di lavoro

I dati di Federlazio non lasciano spazio a illusioni: solo le ristrutturazioni tengono in vita il comparto (13% delle pmi totali e 6% di occupati di tutto il quadro imprenditoriale viterbese)

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Sono 525 le imprese edili della Tuscia che tra il 2012 e il 2018 hanno chiuso i battenti, con una perdita totale di 2.124 posti di lavoro. Edilizia che, malgrado le difficoltà, nella provincia di Viterbo costituisce ancora il 13% dell’universo imprenditoriale e garantisce il 6% dell’occupazione. E’ un quadro desolante quello tracciato dalla Federlazio attraverso i risultati dell’Osservatorio sullo stato di salute del settore nel Lazio. Associazione delle piccole e medie imprese (pmi) industriali che ha coinvolto un campione rappresentativo di 130 aziende attive nel territorio regionale, prendendo in esame l’andamento dello scorso anno e le prospettive del mercato, espresse dalle opinioni degli operatori intervistati. Le risposte, raccolte annualmente, sono utili per conoscere meglio le criticità e la forza della categoria, nelle varie tipologie di attività: dall’edilizia pubblica e privata, alle ristrutturazioni immobiliari, agli interventi di recupero urbano, all’edilizia industriale, ricettiva e commerciale.

L’indagine. Le risultanze dell’indagine sono destinate ai principali attori istituzionali e economici, la pubblica amministrazione, il mondo imprenditoriale, le organizzazioni sindacali, gli ordini professionali, quale contributo alla messa in campo di azioni e iniziative unitarie, nello sforzo di ripresa di un settore che deve tornare al più presto al ruolo che gli compete: traino dell’economia.

“Ancora dati allarmanti per edilizia in un territorio, quello della provincia di Viterbo, dove questo comparto è stato uno dei più importanti in assoluto – afferma Gianni Calistipresidente della Federlazio di Viterbo -. Anche il 2018 si è rivelato un anno difficile per le piccole e medie imprese del settore. La crisi è sotto gli occhi di tutti e continua a colpire maggiormente le attività relative alle nuove costruzioni, con mancanza di cantieri, chiusura di aziende e crollo del numero di addetti”.

Significative le posizioni espresse dal campione di piccoli e medi imprenditori intervistati, in ordine alle principali problematiche quotidianamente vissute. “Come negli anni precedenti – afferma ancora l’imprenditore civitonico Calisti – anche per il 2018 i dati confermano la crescita dei vincoli burocratici e la conseguente incertezza sui tempi di realizzazione dei lavori, come fattore negativo preponderante. Seguono la scarsità di liquidità e le difficoltà finanziarie”.

In controtendenza, invece, le ristrutturazioni e la valorizzazione del patrimonio immobiliare privato che, in qualche modo ha consentito di contenere le conseguenze della difficile situazione. Questo grazie, soprattutto agli effetti positivi delle politiche di incentivazione fiscale e al generale trend positivo del mercato delle compravendite immobiliari che nella Tuscia, nel 2012/2018, hanno registrato un +17,7%. Anche le previsioni espresse dal campione di imprese intervistate sugli andamenti dei diversi segmenti di mercato nel 2019, evidenziano che soltanto l’attività di ristrutturazione e valorizzazione dell’edilizia privata fa registrare opinioni orientate all’ottimismo.

A questo può ricollegarsi il leggero miglioramento della situazione occupazionale che lo scorso anno, in provincia di Viterbo, ha registrato un incremento dell’1,4%, rispetto al 2017. Un lieve segnale positivo che non cancella la drammatica variazione negativa (-42,4%) che si evidenzia nel confronto con il 2010.

Anche le previsioni sugli andamenti dei diversi segmenti di mercato nel 2019, evidenziano come solo ristrutturazione e valorizzazione dell’edilizia privata, faccia registrare opinioni orientate all’ottimismo.

La politica si svegli. “Proprio grazie alla riqualificazione del patrimonio immobiliare le opinioni degli imprenditori sembrano improntate a una maggior fiducia – dice ancora Calisti -. Le aspettative positive sono concentrate, purtroppo, quasi esclusivamente tra le aziende di maggiori dimensioni e più strutturate, mentre non sembrano evidenziarsi a oggi prospettive di miglioramento per le realtà più piccole. Ma oggi la partita non si gioca più sulla mera individuazione dei nodi da sciogliere. E’ finito il tempo degli annunci, occorrono impegno e concretezza. Per uscire da questa difficile realtà e rilanciare l’edilizia e l’intera filiera delle costruzioni, si deve accelerare lungo la direttrice stanziamenti-progettazione-affidamento dei lavori. Oggi alla politica si richiede di avere il coraggio delle grandi sfide, delle scelte forti e la capacità di realizzare, non la gestione ordinaria del presente”.

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