Mentre si accende la crisi in Libia, viene riproposto il tema della dipendenza italiana dal petrolio estero. Eppure il nostro Paese non manca di fonti energetiche. Però il tema viene sempre affrontato con i toni muscolari delle tesi contrapposte.

Fonti energetiche alternative e trivellazioni petrolifere, sono i due aspetti del dibattito, sempre acceso, sulla politica energetica del Paese. Da una parte abbiamo in Basilicata la più estesa piattaforma petrolifera onshore europea e non si riesce a sfruttare pienamente per una serie di veti incrociati della politica e degli ambientalisti e dall’altra dove si tentano soluzione alternative con energia cosiddetta pulita, scoppia il fuoco di sbarramento di altri interessi.

È il caso proprio della Tuscia dove il M5Stelle Lazio si è messo di trasverso al progetto presentato dalla società DCS S.r.l. che intende realizzare nel comune di Tuscania in località Pian di Vico un impianto fotovoltaico di taglia industriale che ha ricevuto recentemente la valutazione positiva di compatibilità ambientale (VIA) da parte della Regione Lazio. I Grillini obiettano che questo farebbe sparire 250 ettari di terreno destinato alla coltivazione. Per questo il Movimento 5 Stelle Lazio ha presentato un’interrogazione in Regione per comprendere quali scelte si intendano portare avanti rispetto al consumo di suolo agricolo.
Nel nostro paese si stima si perdano ogni giorno 15 ettari di SAU (Superficie Agricola Utilizzata), pari a 2 metri quadrati, ogni secondo. Si tratta di dati importanti che portano ad un cambiamento del panorama sociale ed economico oltre che a quello della morfologia del territorio.

I nemici del progetto sostengono che ancora una volta i terreni agricoli vengono sacrificati a vantaggio di impianti industriali per la produzione di energia di cui non si sentirebbe la necessità. La provincia di Viterbo infatti risulta penultima nel Lazio per consumi energetici. Chi è contrario al nuovo impianto fotovoltaico ricorda che sul territorio è già presente la centrale Enel “Alessandro Volta” e il secondo parco fotovoltaico più grande d’Europa che occupa ben 283 ettari a Montalto di Castro, il parco eolico di Piansano e la centrale Enel TVN a carbone di Civitavecchia che ha anche pesanti ricadute inquinanti. Quindi un altro impianto sarebbe superfluo. Poi si fa notare che la Tuscia ha come settore produttivo prioritario l’agricoltura dalla quale si generano la maggior parte dei posti di lavoro.

Il futuro di questo territorio sarebbe quindi essenzialmente agricolo oltre che legato alla valorizzazione del patrimonio enogastronomico e turistico.

Insomma è l’eterno dilemma tra industrializzazione anche “pulita” e agricoltura. L’industria, anche se non inquinante, anche se nelle forme alternative più avanzate, ha sempre i suoi nemici.

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